PARADISO?: NON VENGO ANCH’IO

Non vengo anch’io, e non vedo chi mi potrebbe imporre “Sì tu sì!”

Di che cosa sto parlando?, ma del Paradiso naturalmente.

Nella vita a me piace operare, benché con pause-interpunzioni:
operare in quanto sensibilità-motricità-pensiero ossia uomo, e se me lo inibiscono non ci vado.

Vorrei ben vedere che cercassero di obbligarmi, oltretutto sarei lì a protestare e questo non se lo potrebbero permettere;
né potrebbero mandarmi all’Inferno per la contradizion che nol consente.

Il Paradiso pascaliano (vedi ieri), arrossisco intellettualmente alla sola idea di prenderlo in considerazione, ma anche gli altri non stanno meglio.

Sono tutti eternizzazioni del fallimento umano già variamente sperimentato, ma fissato nell’istante perché non si abbia tempo di pensare:
beatitudine autistica, contemplazione senza moto, schiere celesti in marcia militare canterina (ricorda “Non più andrai farfallone amoroso”), bicchiere pieno come un uovo che più pieno non si può;
viene poi il Paradiso come ricompensa, che è solo un premio di consolazione magari un po’ grasso, mentre io voglio potere (verbo), non fallire, ai benefits penserò da me;
e quello delle Urì, quelle  che anche loro nel loro piccolo si inc…  come ho appena scritto, e non ho nessuna voglia di trascorrere l’eternità inseguito dalle Furie;
infine, commenterò un’altra volta il sagacissimo sarcasmo dantesco della paradisiaca “candida rosa”, evitando il turpiloquio.

In questa spiritosa lettera a Lou Andreas Salomè, Freud dice tutto con la sobrietà che lo connota:
“Me ne sto quassù a gelare sui monti Tatra. Se esistesse un Paradiso freddo lo si potrebbe trasferire qui, ma in Paradiso deve far caldo, e magari addirittura un caldo che può essere cocente, e vi deve spirare un tiepido vento, invece della bufera che cerca di strappar via i fogli della lettera che sto scrivendo. E se si scrive anche in Paradiso, certamente non sarà con indosso un loden.” (Csòrbato, 13 luglio 1917):
si osserva che anche in Paradiso Freud si vede al lavoro, proprio come Pater meus.

Dicono che uno come me mi ha preceduto, e non sono tanto malintenzionato da dubitarne:
ma se non sta operando
− e logicamente con soddisfazione, diversamente non si vede chi glielo ha fatto fare poverino −,
cioè in quanto sensibilità-motricità-pensiero ossia uomo, ciò può significare soltanto che non è vero niente, che non esiste né mai è esistito:
come almeno dal Barocco in poi tutti … credono.

Non ricordo neppure più da quando dico che la fede – come giudizio di affidabilità e non “manfrina” spirituale – storicamente non è mai esistita, contrariamente a quanto si è sempre … creduto:
l’ha avuta Gesù una volta, in un breve intervallo di tempo in cui ha fatto affidamento sul volere di un altro per un momento di necessaria sospensione del suo:
dopotutto erano una Società Father & Son, con differenza non nel potere ma nella fonte.

martedì 19 aprile 2011

 

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