VITE FRAGILI

Ho sottomano un numero di Rivista così intitolato.

Annoto che “fragile” è un aggettivo drammaticamente equivoco:
significa duro come il ferro, anzi no come il cristallo, che o resta fisso, duro e puro, o si disgrega irrimediabilmente.

Fin che sono sani, i bambini non sono fragili, come non lo era Troia che non è stata sconfitta dalla violenza del nemico:
“sette vite come i gatti” si diceva.

Trovo ancora buona quella battuta “Mi spezzo ma non m’impiego”.

I più fragili sono i più duri, ideali, magari con guanti e sorriso.

Dure e fragili sono le “strutture” di J. Lacan.

Duro e fragile è l’uomo vecchio in quattro capitoli, l’obiezione di principio:
si spezza, e spezza, ma non s’impiega.

venerdì 18 marzo 2011

 

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