VA’, PENSIERO CON UNA BUONA NOTIZIA DAGLI USA

Sabato domenica 19-20 marzo 2011
in anno 154 post Freud amicum natum

 

Da buon giudeo-cristiano, e in ricordo del Nabucco di ieri sera alla Scala diretto da R. Muti, terrò il mio sermone sabato-domenicale super flumina Babylonis.

Inizio patriotticamente con Va, pensiero, …, avvertendo soltanto che il pensiero non va su ali perché è gambe, le gambe delle nostre gambe (se fossimo alati sarebbe ali):
è ciò che mi ha fatto dire che io penso con i piedi, come con le gambe, la bocca, le mani (Freud ha coniato la parola composta Körperich).

Il solo organo con cui non penso è il sesso, il che mi lascia sessualmente libero senza ipoteche morali perché tutta la mia moralità – innocenza, purezza – è assolta dagli altri organi per prima la lingua, che curerà di ben-dire il sesso, che nell’uomo e solo nell’uomo non esiste che nella sua differenza:
penso non con il sesso ma con la differenza reale dei sessi (che la perversione esclude).

Dagli USA è arrivata una buona notizia, registrata da molti:
gli addetti al DSM (il Manuale sui disturbi psichici che ha colonizzato il mondo) stanno ora depurandolo dal narcisismo perché nella camicia già stretta del manuale non riesce più a trovare posto.

Senza rendersene conto tali addetti sono stati logici:
già prima e fin dall’inizio, in tale manuale non trovava posto gran parte della psicopatologia, dalla dichiarazione che l’isteria non esisteva più (ma come?, se essa occupa metà del nostro mondo, e con essa la nevrosi) alla cancellazione della perversione (che occupa l’altra metà), lasciando molto indeterminata la psicosi, che è poi la crema del narcisismo (Freud chiamava le psicosi “nevrosi narcisistiche”).

La dimensione generica del narcisismo è universalmente legittimata, e così non diagnosticata, sotto la parola “innamoramento”:
diagnosticandola si libera la parola “amore”:
cosa quasi mai successa, per esempio grazie a Freud con l’amore di trasporto o trasloco.

Una giornalista ha correttamemente tradotto “narcinismo”.

Quel Manuale dopo avere deportato in sé, nella sua Babilonia, tutta la psicopatologia e con questa la psicologia cioè il pensiero
− ricorda vagamente i Nazi che prima di sopprimere gli Ebrei ha vagheggiato di deportarli in Madagascar −,
ha ora completato l’opera espellendo tutto il deportato (ma il tentativo di soppressione rimane attuale):
non è un gran che come liberazione, ma non potevamo pretendere che ci riportasse a Sion in carrozza di prima classe.

Al pensiero non resta che riprendersi ciò che è sempre stato suo, e in prima classe, non lasciandolo morire di sete nel deserto:
riprendere-riscattare-redimere.

Non dovrò neppure essere teologicamente impensierito perché, con o senza la Bibbia, so già che le gambe del pensiero sono “a immagine e somiglianza”.

 

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