TAUTOLOGIA: O ZUPPA O ZUPPA

Potrei anche dirlo in modo più colto per esempio parlando del “disincanto”, o del “dolore di vivere”, o del “Qohelet” e così via.

La battuta della zuppa è di Maria Delia Contri, che ha trasformato il triviale e corrente “Se non è zuppa è pan bagnato” in un colto e non meno triviale “Se non è zuppa è zuppa”:
con “zuppa” all’infinito come nei numeri periodici (8,(5), o anche 5,(5)), o il suicidio immanente all’infinito come eterno rinvio:
l’eternità dell’infinito è il suicidio eretto a principio, chiamato “La Vita” da taluni che poi hanno la faccia tosta di rimproverare il suicidio a Giuda.

In fondo il “Nirvana” è, in via logicistica, un pensiero più onesto perché pone la parola “fine” al suicidio eterno della sequenza infinita delle zuppe (reincarnazioni con varianti).

Non faccio che riparlare dell’uomo vecchio come composto quaternario (1. 2. 3. 4.) sempre ritornante come zuppa o tautologia, un “eterno ritorno” patologico del rimosso, dunque Nietzsche chiarito:
ancora ieri (I don’t have a dream), in termini non meno personali che politici, parlavo di questo, o la Filosofia in prima pagina con protagonisti da zuppiera televisiva, compulsivamente ripetitivi come zanzare.

giovedì 10 marzo 2011

 

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