I DON’T HAVE A DREAM: IL CANALE DI PANAMA

Non devo né voglio attentare all’onorabilità di personalità onorate come J. F. Kennedy e M. L. King, però

I don’t have a dream,

perché ho sì pensiero e sogni (solitamente notturni) che lo compongono attivamente e spesso lo aiutano, ma proprio per questo nessun “sogno”.

La parola “sogno” designa tutto ciò che non va, in politica come nella vita individuale:
questa vecchia mistificazione, inaugurata da P. Calderon de la Barca, è illusione o peggio (il barocco “non è vero niente”):
politico e reale non è il risibile sogghignante “sogno” ma l’impossibile.

Lo è una volta definito, come ho fatto da poco, come il Canale di Panama (1879, l914, 1920) prima che fosse scavato, anzi prima che fosse pensato scavabile (Ferdinand de Lesseps 1879), allorché non era reale anzitutto nel pensiero:
pensiero di atto, non sogno:
il reale possibile in quanto già impossibile.

Prendiamola a partire dalla nostra onorevole disonorata Italia:
il possibile è ciò che vediamo, i “cattivi” (Gheddafi, Berlusconi et Al.) che sono soltanto il possibile senza pensiero dell’impossibile:
essi fanno soltanto il meglio del peggio − entro tutto l’arco parlamentare del meglio-peggio −, quello che ormai chiamo “uomo vecchio”:
entro il quale il “sogno” si batte per i diritti sessuali dell’impotenza sessuale [1], o i diritti alimentari degli anoressici.

Il nostro problema (ma il resto del mondo non sta meglio) non è il Governo vigente bensì l’Opposizione, che vive del medesimo possibile ossia non ha la minima idea del Canale di Panama.

In fondo questo Governo del fare niente (salvo le solite e ormai liturgiche bugie) suggeriva del tutto involontariamente un’ipotesi non stolida, con il conseguente “Arrangiatevi!” rivolto agli individui (come ha fatto Deng Xiao-Ping in Cina con “Arricchitevi!”, e fin da bambino trovavo la Cina molto italiana):
solo dopo averla trovata non stolida − perché il fare è un imperativo che può … fare molto male −, si potrà poi trovare ragione per controvertirla con qualche delimitato e ben individuato fare.

Perseguo da anni l’idea che il Canale di Panama sia l’asserzione della già giuridicità di tutto ciò che viene agito nell’ambito del “permesso giuridico”, quasi tutto da scavare:
sto promuovendo mondialmente la più italiana delle virtù, “arrangiarsi”, trasferita a virtù giuridica.

Io lavoro ai canali che si aprono con la caduta delle loro ostruzioni mentali nell’uomo vecchio (1. istinto, 2. innamoramento, 3. religione, 4. ontologia), e osservo che vecchio mondo (il nostro “moderno”) e uomo vecchio coincidono.

Quanto a sapere psicoanalitico, osservo che la guarigione (dalla nevrosi, seguita da psicosi e perversione, in generale dalla compulsione) è impossibile come il Canale di Panama, una cosa semplice in fondo, laboriosità compresa.

Semplicemente, il semplice non è così’ … semplice, è un artefatto complesso, niente di naturale perché anche la materia prima è già artificio.

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[1] L’impotente sessuale domanda al terapeuta di restituirlo alla potenza naturale, resistendo a riconoscere che nell’uomo l’atto sessuale è puro artificio.

mercoledì 9 marzo 2011

 

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