GODIMENTO VALLIGIANO

Anche oggi come ogni giorno ho letto i giornali, ritrovandovi la zuppa dei poveri di cui giovedì 10 marzo, O zuppa o zuppa:
oggi, il godimento dei poveri.

É sempre e solo una questione economica, a ogni livello.

Lo scandaloso Freud, che non è scandaloso solo per l’innocente, ha fatto leva sull’economia e precisamente sul guadagno (Gewinn):
lo scandalo è quello del riconoscere che c’è economia di guadagno anche nella patologia, con la relativa sofferenza come guadagno secondario (alla patologia stessa), e che la guarigione è il passaggio al guadagno primario, senza mediazione povero-patologica.

Il guadagno secondario è godimento disconosciuto più che ignorato (vedi Luomo dei topi di Freud), come godimento sadico e/o masochista:
ci sono morali che hanno beatificato il godimento masochista, con il suo correlato sadico(-pedagogico):
le stesse morali sono istituzionalmente incapaci di individuare la lussuria miserabile della morale perversa.

Nella Ricchezza delle Nazioni A. Smith, e con lui ogni altro economista, non poteva neppure pensare il ruolo del guadagno secondario nella produzione di diseconomia:
non solo sul versante del lucro cessante e del danno emergente, ma anche su quello del lucro non emergente in assenza di passaggio al guadagno primario cioè alla salute psichica ovvero di pensiero.

La scoperta freudiana del guadagno secondario sostitutivo del primario è la leva della guarigione, il bivio:
ma conosco persone che ucciderebbero pur di censurare la scoperta.

Se di Freud ci rimanessero soltanto Lutto e melanconia e Il problema economico del masochismo, basterebbe.

L’uomo vecchio di cui parlo (1. 2. 3. 4.) è quello di melanconia e masochismo:
in ambedue i casi si difende un segreto o “mistero” ineffabile:

la “valle di lacrime”, valle o provincia del godimento perverso, è saldamente presidiata.

Il presidio presiede all’eterno rinvio temporale (Rossella o’ Hara, rimozione) dell’esame delle quattro Teorie inconsistenti dell’uomo vecchio:
la verità che si gode come  (non-)si può.

É una verità politica.

Scrivevo ieri che non si prega che adveniat regnum tuum, bensì che adveniat lo tsunami.

Il terrorista suicida non crede affatto nel Paradiso delle Urì, cerca soltanto il suicidio da giovane miscredente (“Muore giovane chi è caro agli dei”, Menandro).

I credenti delle varie religioni non sono seri:
io non potrei-vorrei-dovrei mai essere Teologo, perché l’unico problema teologico serio è come “Dio” potrebbe non suicidarsi all’idea che anche Eva nel suo piccolo si in… (vedi Anche le Urì nel loro piccolo si in…, venerdì 11), come già in Ezechiele 16, 7 a proposito di “Verginità diabolica” nel mio SanVoltaire.

lunedì 14 marzo 2011

 

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