DEBILITÀ NON VIZIATA

É così che definisco la democrazia, ragionevole debilità non viziata, irrinunciabile ma viziabile:
mantengo che è bene mantenerne la conquista − contro l’Utopia −, nei limiti individuati da W. Churchill e già da A. de Toqueville nell’800.

In essa è ineludibile l’idea che la democrazia è per i poveri, mentre i ricchi si regolano diversamente:
i poveri sono solo poveri, non sono belli.

La sua equivocità sta nel fatto che essa è buon habitat per l’uomo vecchio − 1. 2. 3. 4., ne parlo da tempo − come la Baggina:
ma ne è habitat quanto l’Utopia, il Governo di quei pochi che “se ne intendono” per tutti, distinta Baggina anch’essa dell’uomo vecchio:
è di gran lunga preferibile la democrazia nella sua debilità compatibile.

Però allo stato dei fatti è anche ragionevole habitat per le poche tracce esistenti di uomo nuovo:
così che Freud poteva sì scrivere − della “bella libera magnanima Inghilterra” in cui aveva trovato riparo dal nazismo − che in essa egli era libero di “parlare e scrivere”, però non concedeva che in essa egli fosse anche libero di pensare (ossia l’uomo nuovo), tanto da aggiungere “stavo quasi per dire: pensare”.

Freud è una delle tracce di uomo nuovo.

Nella democrazia sguazza la perversione, l’ultima versione dell’uomo vecchio:
democratica ma intollerante, sprezzante con sogghigno sorridente:
fate attenzione a sorridere, anzitutto ai bambini che sono seri, li offenderete.

Ma l’Utopia con la sua eugenetica, insieme alla perversione, può farsi strada in panni democratici, baldanzosamente indossati dai nuovi Ideologi, quelli delle Neuroscienze:
nulla ho da ridire sulle Neuroscienze, al contrario, da quel persuaso materialista e biologista che sono:
l’uomo è biologico non animale, ma questa massiccia distinzione sembra sfuggire.

Rammento che è stato Platone a inventare perfidamente l’Utopia quanto l’eugenetica.

Ma questi Ideologi mirano a far credere che il gusto per il caffè, e così tutto quanto, è geneticamente determinato-dato, un’idea che a un onesto neuroscienziato non verrebbe neppure da porre tra le sue ipotesi scientifiche, idem per la musica di Mozart o il gusto sessuale:
per i programmi di eugenetica non c’è più bisogno del Nazismo, ormai ridotto a sperimentazione collettiva inevoluta, manesca e autoritaria (debole parola!).

Ci sono oggi giuristi che cercano di compromettere con le Neuroscienze perfino il Diritto.

L’idea stessa di “intelligenza” artificiale è stupida (nel migliore dei casi), semplicemente perché l’intelligenza è artificiale, come lo è il gusto per il caffè, lo champagne, i sessi, la lettura, la matematica, l’informatica e tutto quanto:
la libertà è artificio, bene rappresentata dalla magnifica espressione “farsi la bocca”, buona per tutte le stagioni e i genotìpi:
i geni non fanno la bocca ma lasciano liberi − non perché siano democratici − di farsela:
non fanno la bocca come non fanno la lingua.

L’Ideologia neuroscientifica è teologica, tutto è dato, tutto è grazia:
ma la libertà, come pensiero, non è un dono.

lunedì 28 marzo 2011

 

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