IL NEGAZIONISMO UNIVERSALE: “NON È VERO NIENTE!”

Precede l’articolo precedente, con le prostitute filosofe del peu de réalité quanto ai sessi almeno:
aveva ragione Sade a scrivere La filosofia nel boudoir (ovviamente il mio testo non è il suo).

Qualcuno che non nomino, ma solo per il suo ingombrante peu de réalité o per la sua esistenza dubbia compatibile con l’ingombro
− che cosa c’è di più ingombrante di un “fantasma”, che non esiste ma è efficace? −,
non fa che ripetere a ogni imputazione “Non è vero niente!”

Non sa, e moltissimi con lui benché all’opposizione, che in un certo senso ha ragione perché è un enunciato universale:
dicendolo rappresenta l’ipermaggioranza, che si chiama anche Cultura, in accezione freudiana “maggioranza compatta” anche nell’opposizione.

Si tratta di smettere di contestargli il Potere (fantasma), per passare a coglierne la rappresentanza dell’impotenza collettiva, del non succedere niente.

Non si impicca un fantasma.

Scopriamo in questo “Non è vero niente!” un negazionismo più vasto e inclusivo di quello antisemita, e non meno imputabile:
il secondo resterebbe imputabile anche in assenza di leggi speciali.

Ogni tanto riparlo dell’uomo vecchio non dell’antichità ma della modernità, ossia dell’uomo di Sergio Leone (“razza vecchia!”), vecchio ma diversamente carrozzato (come la “carrozzeria” delle care ragazze), vedi Dogmatismo della modernità di venerdì 4 febbraio.

nel nostro mondo non succede niente che non sia riproduzione del vecchio regime diversamente mediatizzato.

Ho già scritto che lo slogan del plurisecolare Barocco è appunto “Non è vero niente!” e oggi viviamo, in ogni partigianeria, nell’epilogo (eterno?) del Barocco, di cui l’Italia è stata la patria.

Il reale è dell’atto non della cosa, compreso l’atto di pensiero.

Almeno il Diritto ci mette un tocco di reale, perché imputa cioè designa atti, e così collega reale e vero:
ma restiamo inibiti e avari nel costituirci ognuno come san(t)a sede dell’imputazione ossia del Diritto.

mercoledì 9 febbraio 2011

 

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