DEODORANTI E CLASSI SOCIALI

In principio − delle crescenti divergenze socio-economiche di classe − era il deodorante, e oggi il classismo passa per la pubblicità dei deodoranti:
cambio sempre canale quando ne compare una, puzza come la puzza.

Essa è il veicolo di una precisa Teoria, quella che il corpo deve venire deodorato ossia che questo comporta per natura una iniquità olfattiva:
questa Teoria è un’ingiuria filosofica all’adolescenza che è appunto olescenza, gradevolmente differenziata secondo i differenti dosaggi ormonali:
basta poi una piccola spinta per arrivare allo schifo dantesco della “femina balba” che puzza nel suo sesso:
salvo che passi a celestiale, coincidentia oppositorum, Paradiso deodorato, non ci vado.

A seconda della caduta in questa Teoria pubblicitaria, l’umanità a partire dalle donne si divide in due classi socio-economiche, la seconda delle quali ha donne “di classe” ossia senza deodoranti:
non è anzitutto una faccenda di censo (i profumi costano cari), perché una donna può essere esente dalla Teoria olfattiva anche solo con acqua e sapone all’antica (a costi contenuti e con praticità oggi si chiama “doccia”, che non serve a deodorare).

Questa Teoria è solo un prodotto della Teoria generale che la natura umana è … natura, animale (“o animal grazioso …”), istintiva, che dovrà venire elevata, educata, ripulita, deodorata, insomma povera benché “povera ma bella” (ripeto ancora che i poveri sono sempre brutti).

I poveri non ottengono nulla rappresentandosi e facendosi rappresentare come poveri (precari, disoccupati eccetera), piangere la miseria delle oneste masse lavoratrici dava la mosca al naso al compagno Marx (Manifesto), e almeno questo dovremmo imparare da lui:
con Marchionne si può trattare solo come dei Marxionne, con Marcegaglia solo come dei Marxegaglia, ossia discutendo con pari sapere economico:
come sindacalista obbligherei gli Iscritti a leggere almeno Il Sole-24 Ore, a costo di farne uno nuovo.

La parola “rivendicazione” dovrebbe diventare l’ultima del lessico sindacale:
non si rivendicano diritti, si affermano poteri:
il potere si oppone alla violenza, già Marx biasimava la jacquerie.

Il sesso nazionale degli ultimi mesi è solo sesso dei poveri, robetta e robaccia, penuria non lussuria.

Poi il perverso confermerà l’errore-menzogna del deodorante facendo il salto a dire che puzzo è bello (la perversione è stercoraria, necrofila, nonché pedofila):
c’è anche il perverso teologico, quello che dice “tutto è grazia”, che il puzzo nonché il cancro me l’ha mandato Dio per il mio bene:
quante volte ho sentito dire “Sono una m…da!” seguito dall’affermazione che “Dio mi ama”, ossia che Dio ama la m…da:
posso capire che anche Dio diventi ateo.

Tanto tempo fa qualcuno ha opposto che in principio era il giglio del campo, ossia che il corpo va bene così senza deodoranti:
“gigli del campo” significa che si inizia bene, non come natura (la “pura natura” cadaverica), e che proprio a partire da ciò si può operare.

martedì 1 febbraio 2011

 

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