NEGO “SOLO” E DUNQUE SOLO. SAGGIO SOPRA LE MASSIME BUFALE

In questo titolo, la prima volta “solo” è un avverbio, la seconda un aggettivo.

La prima “bufala”
− che traduco senza tanti giri esegetici “illusione”, e il nostro mondo è un branco di bufale come il Far West lo era di bisonti, o uno sciame di lucciole per lanterne −
è la negazione del fatto che l’uomo, donna compresa, è solo uomo, niente animale o istinto in nessun momento o fase:
è per negazione di questo solo che l’uomo è solo:
questa è una verità simultaneamente politica e psicologica (individuale).

Sto rifacendo il giro delle quattro illusioni di Freud [1].

Di una seconda ho appena parlato (“La Fuorilegge”, lunedì 10):
non una Legge (legame sociale) ma una non-Legge ci lascia soli, come questa illusione o bufala di Legge:
lo Stato non è poi così cattivo, e soprattutto è sempre meno esistente (Lenin prediceva l’“estinzione dello Stato” nel 1917), come si vede nella “Legge” appena commentata che è una non-Legge dello Stato ma nessun difensore dello Stato se ne è accorto.

Potrei poi rititolare l’opera di Freud Lavvenire di unillusione come Lavvenire di una bufala senza contravvenire alla serietà:
ma anche l’ateismo è una bufala, che i religiosi hanno militantemente tenuto in vita con una militanza conflittuale uguale e opposta a quella dell’ateismo militante:
il massimo fulgore della lucciola sta nell’essenza della religione ossia nella credenza di credere, nella fede di avere fede [2].

Sulla quarta illusione o bufala
− non dell’esistenza della realtà esterna ma della sua conoscenza nel lavoro scientifico −
tornerò.

Quanto alla prima bufala in prateria desolata (non quella di Celentano che crede alle bufale), l’uomo è invece artificio, arte-facente ossia civiltà, fin dalla nascita:
può arte-fare bene o male (beneficio o danno), cioè la morale come il diritto riguarda solo artefatti (non c’è diritto naturale).

Prima o poi vorrei parlare dell’artificio a partire dal suo antefatto non ancora artefatto, non ancora futuro come futuro anteriore [3], nel Salmo 138 (139), 16:
“Ancora informe, gelem [da cui “Golem”] mi hanno visto i tuoi occhi”:
il gelem lo annoiava, io non lascio Dio solo.

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[1] La frase freudiana che segue prefaceva il Convegno del 12 febbraio 1977 dell’allora “Scuola Freudiana” dal titolo Stato Diritto Psicoanalisi, lontano antecedente del successivo “Studium Cartello” e dell’odierna “Società Amici del Pensiero”:
“Riconosciute come illusioni le dottrine religiose, subito si leva la questione ulteriore se altro Bene Culturale da noi altamente apprezzato e da cui facciamo dominare la nostra vita, non sia di natura simile. Cioè se i presupposti che dominano le nostre Istituzioni statali non debbano essere parimenti chiamati illusioni, se i rapporti tra i sessi nella nostra Cultura non siano turbati da una o una serie di illusioni erotiche. Il sospetto una volta destatosi, non ci ritireremo spaventati di fronte alla questione se miglior fondamento abbia la convinzione di poter venire a sapere qualcosa della realtà esterna con l’impiego dell’osservazione e del pensiero nel lavoro scientifico.” Lavvenire di unillusione, 1927.
[2] Vedi Per limpossibile (III). Tre impossibili. E Lutero, mercoledì 22 dicembre 2010.
[3] L’essere dell’ontologia fa grecamente coppia con il futuro o divenire, non con il futuro anteriore o accadere, artificio.

mercoledì 12 gennaio 2011

 

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