LE NOZZE DEI SINGLE

Sabato domenica 15-16 gennaio 2011
in anno 154 post Freud amicum natum

 

Sulle nozze, o matri-monio, c’è tutto da ripensare ovvero rifare:
già lessicalmente qualcosa non va, data la distinzione dal patri-monio:
sarebbe a dire che il matri-monio è una cosa da poveri-ma-belli?, con tanto cuore?, e un po’ di sesso? (non troppo, e che non si sappia soprattutto i bambini!)

Due insieme?, ma in questo caso, molto comune, non c’è rapporto, “insieme” fa matematica non rapporto:
rapporto c’è soltanto tra single, perché in questo caso sono in tre:
1. un single, 2. l’universo, 3. un partner altrettanto single, che come l’altro traffica nell’universo, fonte di profitto, portando acqua al mulino:
non due cuori e una capanna più bambini, che accrescono l’insieme ma non fanno rapporto, tanto meno con bambino nel “lettone”, brrr!:
tra due non c’è rapporto, peggio ancora se i figli sono usati per mediarlo (“For childrens sake”).

Se tre, non si dà che divorzino (I ricchi non divorziano, giovedì 13 gennaio), prevale il patrimonio, o anche “dove sta il tesoro ivi sta il cuore” (la fedeltà è al tesoro, la gelosia non ci sta):
il divorzio lo ha fatto quel deficiente di Adamo, non Eva che ha portato mela al mulino, e ricordiamo che è da single che ha colto la mela, trovata “buona”:
il peccato originale, il divorzio uomo/donna al principio, l’ha fatto Adamo.

Ecco perché è stato giustamente detto che il sesso debole è l’uomo, “il sesso debole nei riguardi della perversione” (J. Lacan):
poi la donna si vendica, e allora niente pietà per uomo e figli, e neppure per lei.

“La Madre” distinta da una donna è il sottoprodotto del divorzio, Medea di Euripide ci aveva avvertiti:
è interessante osservare che, poi, il mito non la fa affatto finire male.

E’ stato detto che “non c’è rapporto sessuale” (ancora J. Lacan), il sesso non fa rapporto neanche se benedetto da una delle specie di prete:
anche se non sono per le nozze gay, non è direttamente a queste che sono contrario in nome di qualche legge sessuale di natura (che non esiste, e per nostra fortuna se sapessimo approfittarne):
lo sono alle nozze fondate sui sessi, di cui le “nozze” gay sono solo la variante di un’identica premessa, la “sessualità”.

La cultura gay è stata logica nel cogliere le contraddizioni della tradizione riguardo ai sessi (e all’innamoramento):
ha colto in fallo l’eterosessualità, che in fondo era solo … sessualità, cioè la Teoria delirante di un istinto unitivo (vedi Non sono eterosessuale, venerdì 7 maggio),
e ha colto in fallo la famiglia come fondata sulla sessualità, che non fonda alcun rapporto:
solo la non-obiezione di principio ad alcunché – o non-divisione del campo – fonda il rapporto.

Il mio single, uomo o donna, tratta l’universo come intero senza dividerlo in due metà, uomini e donne, rispettandoli come ambedue interi e supplementari, non complementari:
la mia critica della cultura gay osserva che questa divide l’universo, apartheid, ma lo faceva già la cultura tradizionale solo reattivamente avversa all’omosessualità.

Questo articolo non è terminato, e si può porre la questione di quante siano le nozze valide:
ma non arrivo a concludere che non ce n’è.

Mi compiaccio di essere diventato uno psicoanalista favorevole all’impossibile delle nozze (dell’impossibile ho parlato recentemente), come accadimento innovante rispetto al divorzio che generalmente presiede ad esse.

 

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