IL NOME DELLA COSA

Sabato domenica 29-30 gennaio 2011
in anno 154 post Freud amicum natum

 

Non della rosa.

Il nome della cosa è nome dell’azione:
dell’azione che compio con la rosa, dell’azione con cui parlo della rosa, e la relazione tra le due azioni è stretta e determina l’intera nostra vita(-pensiero).

La rivoluzione è qui duplice:
infatti comporta anche la scoperta che il linguaggio è frasi, e una frase è una composizione che come tale è essa stessa azione.

Da quanti millenni siamo ingannati a credere che il nome è della rosa? (ricordo tra mille Le parole e le cose di M. Foucault).

Dal cielo plumbeo della Teoria alla terra dell’azione, dalla Filosofia riservata a pochi alla Filosofia come competenza individuale:
l’azione è nominabile da tutti, senza mediazione di una teoresi o epi-stéme.

Un tale linguaggio è immediatamente giuridico, perché un’azione è imputabile, favorevolmente o sfavorevolmente.

Dovrei qui aprire il capitolo immenso delle azioni considerabili come neutre ossia non imputabili:
parlando di “pulsione orale” Freud ha trattato come non neutra l’azione del mangiare.

Il concetto che dico è già presente nell’uso − per esempio si dice “Parliamo delle nostre cose” cioè affari −, ma umiliato dalla sistemazione che distingue tra pragmatismo faccendiero, economico, e rigore intellettuale, ovviamente esente dalla volgarità economica.

Superfluo insistere sui sessi:
le azioni verbali, parole e frasi, con cui si nominano i sessi prima di “fare sesso” meriterebbero l’impiccagione, e non si salverebbe quasi nessuno:
scenario italiano odierno internazionalmente proiettabile quanto ai nomi delle rose sessuali.

É questa la rivoluzione, non meno che copernicana, possibile nella vita di ognuno, ovvero la fine dell’ontologia con il suo necessario correlato nichilista attivo, con distruzione della rosa:
l’ontologia è assassina, eccetto che nell’informatica.

Quando “Dio” è stato chiamato Ente, Ente sommo, avrebbe dovuto mandare un secondo diluvio universale:
non lo ha fatto solo perché aveva già constatato che non serve a niente.

 

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