UN PENSIERO PER TUTTE LE STAGIONI, O L’IMPOSSIBILE

Sabato domenica 18-19 dicembre 2010
in anno 154 post Freud amicum natum

 

É possibile come impossibile un dispositivo di pensiero buono per tutte le stagioni, anche politiche come quella di oggi (ne parlo da quattro giorni).

Mai come oggi brilla per la sua assenza il pensiero come Istituzione individuale.

Di cui il terrorismo, con il vandalismo, è la negazione più radicale.

C’è anche un terrorismo disarmato, sembra pacifico.

Proseguo (sono trascorse ventiquattr’ore) con un duplice ricordo che pochi comprenderanno.

Quando ero, 1961, un baldo ventenne cattolico (segnalo che questo è qui un aggettivo e l’aggettivo, nella sua funzione classificatoria, non mi piace), un prete occhiuto mi biasimò per due miei comportamenti:
il primo consisteva nell’essere diventato un uomo di libreria, ossia non uno che vi si reca per acquistare quel certo libro funzionale agli studi, bensì per scoprire ciò che gli interessa nella più recente produzione editoriale:
qui l’articolo da cui derivava il biasimo era la storica condanna della curiositas;
il secondo consisteva nello spingere le mie letture fino a libri catalogati tra i proibiti:
qui l’articolo era la storica condanna di un settore della curiositas, ossia l’Index librorum prohibitorum:
revocato alcuni anni dopo, 1966, mentre la generica condanna della curiositas non è mai stata revocata, semmai ambiguamente confermata.

In ambedue i comportamenti io non avevo nemmeno contestato le condanne, semplicemente pur conoscendole mi erano cadute in desuetudine, e in verità non mi erano mai entrate in consuetudine.

Anni dopo sono diventato medico, ma grazie alla mia consuetudine (mos, Sitten, etica) la gravitazione della mia professione cioè vocazione (ted. Beruf) obbediva all’asse della mie letture libere, non dei miei studi obbligati (ma non per questo odiati):
la psicoanalisi, prima della medicina, è diventata la mia professione, e non autorizzata da quella bensì inclusiva di quella.

In altri termini, in me restava operante almeno un po’ di principio di piacere (che significa ragion pratica e facoltà di giudizio), mentre per altre cose c’è voluto più tempo:
la lettura libera di Freud è iniziata a quell’età.

L’Indice dei libri proibiti ha poi ripreso mondanamente la sua marcia (non dico dunque “laicamente”, il “mondo” è clericale), per esempio tutto è fatto affinché in Università la lettura di Freud sia proibita per sostanziale censura senza formale proibizione.

Ho appena dato due esempi di ancien régime che in me non era neppure iniziato, e devo queste eccezioni alla mia eredità paterna:
ma ahimè, e ahinoi tutti, eccezioni a parte l’ancien régime del pensiero si è instaurato in me come in tutti, ed è quello che è stato chiamato molto riduttivamente “nevrosi”, che è la medesima sia nelle forme della patologia individuale, sia in forme generali della civiltà (religioni, filosofie, formazioni sociali, non nella forma del diritto).

Abbrevio (parlo del lavoro e delle conclusioni di tanti anni della mia vita):
la correzione del pensiero, o mutazione
− che non è cambiamento, ho visto persone rifugiarsi nella guarigione [1] cioè cambiare pur di non mutare cioè guarire −,
o rivoluzione, per arrivare a un pensiero per tutte le stagioni,
ebbene, è … impossibile.

Mi approprio della definizione di impossibile data da J. Lacan come “ciò che non cessa di non …” [2], frase che completo con “di non accadere” (geschehen distinto da werden o divenire dei Greci [3]).

Ebbene, ciò che restava millenariamente impossibile, che non cessava di non … fare ostacolo, era l’oggetto, l’oggetto come obiezione insospettata anzi perfino filosoficamente coltivata
− quasi nessuno si rende conto che quando usa la parola “oggetto” è catechizzato da una filosofia, proprio come quando parla di “istinti sessuali” −,
e obiezione duplice, ob-iectum con la o minuscola e con la O maiuscola:
lo si intende al meglio pensando all’oggetto d’Amore e all’Amore come l’Oggetto (o l’Idea) che contempla l’oggetto (come le frecce di Eros scagliategli addosso) e se ne fa contemplare (e qui si sono messi di mezzo i mistici).

Il resto è facile e facilitante, impossibile come il canale di Panama prima che fosse aperto:
si trattava di ri-costituire la legge universale di moto dei corpi (solo di alcuni di essi detti “umani”), quella chiamata bene o male da Freud “pulsione”:
ma bisognava ancora lasciarne cadere in desuetudine l’oggetto o terzo articolo (1. spinta 2. fonte 3. oggetto 4. meta) disgraziatamente entrato in consuetudine (mos, Sitten, etica anzitutto intellettuale e verbale), e costituire al suo posto usurpato la materia:
materia di traffico (lavoro-produzione-profitto) tra partner.

La psicoanalisi cerca di farlo per mezzo di un logico divano, asimmetria tra partner al lavoro su ogni materia senza oggetto (“tutto quello che viene in mente”).

Personalmente sono un operaio del lavoro di civiltà (Kulturarbeit) di questa costituzione o via per passare là dove rien ne va plus cioè non passa più nulla.

L’amore è tra partner o ricchi, i poveri si odiano.

_____________

[1] É stato Freud a parlare di rifugio nella malattia. Avendo io osservato nella mia esperienza anche il rifugio nella guarigione (diciamo diventare persone perbene), in un primo tempo ho attribuito a Freud questo concetto.
[2] La frase lacaniana termina “di non scriversi”. Non mi soffermo ora sulla scrittura salvo osservare che è un atto. Mi accontento di un esempio di atto, l’apertura del Canale di Panama o di Suez, che hanno facilitato molte cose rendendo non più necessari i lunghi giri precedenti. Ebbene, fino all’atto della loro apertura essi sono rimasti impossibili. L’esempio di Freud è stato un altro, quello della bonifica dell’enorme palude olandese dello Zuydersee.
[3] Freud ha scritto di due principî dell’accadere psichico.
Ho già addotto l’esempio del vino come quello che accade meta-fisicamente per produzione: esso non diviene per sviluppo della fisica uva. Come è possibile che Aristotele non si sia accorto che il vino non è l’uva che passa dalla potenza all’atto? Ma ho già fatto osservare che quello greco era un pensiero schiavista, il lavoro non gli piaceva (come a Narciso). Poi è venuta la Psicologia dell’età evolutiva, e il pre-dominio massificante dell’educazione.

 

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