J. LACAN E L’AFFÉDE

Sabato domenica 4-5 dicembre 2010
in anno 154 post Freud amicum natum

 

Come aperitivo.

Chissà quanti (lacaniani tra altri) sanno cos’è la liquetteninque?, oltre alla già citata hommoinzune o ai più difficili étourdit e yadlun (sull’onda, nei primi ’70 io inventavo lo yarien), o alla più facile hommosexuelle?

Ho imparato da J. Lacan, in italiano, questa tecnica di scrittura per la gioia fonetica:
non la fede bensì l’afféde (poiché sono gentile la faccio più facile di lui).

Se ci fosse fede sarebbe una novità storica, mentre le religioni l’hanno, se non annullata, congelata nell’afféde.

Afféde o nevrosi cioè Freud, ma intanto non si capirà nulla come sempre quando si parla chiaro e distinto.

Facendo ancora eco a J. Lacan, l’affede è la sans-foi, che associo al suo joui-sens o godi-mente!

Prossimamente dopo questo aperitivo.

[proseguo, domenica 5 dicembre]

Ho già detto questo articolo del pensiero:
ci potrebbe essere fede, cioè questa parola acquisterebbe il significato che non ha quasi mai avuto, se designasse quello che è un vero atto, l’atto del giudizio di affidabilità, in quanto tale razionale (innocenza e consistenza, l’ho già detto, illustrato e ripetuto):
possiamo soltanto concludere che al mondo di fede non c’è n’è quasi, nelle religioni e fuori da esse:
c’è quasi solo l’afféde.

L’afféde cristiana ha congelato la fede allo 0 relativo della scala Celsius, temperatura del ghiaccio che fonde (fonderà?):
l’afféde islamica l’ha congelata allo zero assoluto della Scala Kelvin (273.15 gradi più in giù).

“Fede” è rimasta priva di significato nei secoli, proprio come nei secoli è rimasto non generato l’individuo-Istituzione:
benché il Libro detto Genesi ci abbia provato definendolo “a immagine e somiglianza” (la psicoanalisi ci prova, ma finora senza apprezzabili risultati).

Insomma, religione o no siamo sempre più diventati uomini senza fede (tanto tempo fa qualcuno lo aveva predetto):
potrei addurne esempi veramente … incredibili! (progresso dell’occultismo pio).

Tanti anni fa i soliti preti, anche pretizzanti laici e miscredenti (ce n’è tanti), mi hanno predetto che se avessi fatto l’analisi avrei perso la fede:
ricordo che ebbi subito un pensiero gaio, ossia che non poteva importarmene di meno, e questo perché − ma l’ho capito dopo − da perdere c’era solo l’afféde, insomma era meglio perderla che tenerla o trovarla.

Solo un idiota, o un disonesto − ma c’è anche un altro caso: un logico − poteva produrre la frase “Credo quia absurdum”, che designa l’afféde pura.

Freud non si è perso dietro l’ateismo, ha semplicemente osservato che la religione grazie alla sua forma di nevrosi collettiva risparmia l’angoscia della nevrosi individuale:
dunque, oggi più che mai la Religione (che può avere più forme) ha delle chances.

Spingo il freudiano Lavvenire di unillusione a dire non soltanto che la religione è l’illusione di avere desiderio benché affidato all’inaffidabilità, ma anche che l’af-fede è l’illusione di avere fede:
Lacan mi è servito a fare progressi in questo (dovrei spiegare perché).

Il giudizio di affidabilità produce amicizia (del e per il pensiero) perché produce la distinzione tra ciò che è o non è amicizia:
tale giudizio vale in ogni frangente, anche in politica:
ma almeno negli affari tale giudizio trova ancora un po’ di posto.

Ho già detto della Chiesa come il carrozzone  (1° ontologia, 2° religione, 3° innamoramento) che pur sempre scarrozza un pensiero censurato (quello di uno che non ha 1° ontologia, 2° religione, 3° amore come innamoramento o “narcisismo”):
è per il censurato che non ho gettato la tessera del carrozzone, e senza attendere tempi migliori che non verranno:
sarei felice se si rivelasse una predizione errata, e disposto a recitare con Simeone “Lascia che parta il tuo servo Signore”.

 

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