UN CAFFÈ CHE SI CHIAMA GUARIGIONE

Meglio del tram che si chiama desiderio.

Avevo già raccontato questo incontro, brevissimo ma reale:
mentre ero al caffè ho ascoltato questa battuta:
un nuovo avventore appena entrato ha domandato:

– Un caffè!
La barista:
– Normale?
Battuta dell’avventore:
– No, anormale!

Per me è stato incontro con un Amico ancorché effimero del pensiero:
in un battito ha fatto cadere la pre-formazione del pensiero (normale, corto, lungo, corretto eccetera) mostrandola decadibile come niente fosse, e non perché gliene sostituisse né opponesse un’altra, dopotutto per l’occasione andava bene anche quella.

La guarigione è rappresentabile da quella battuta, a fronte delle patologie come formazioni precostituite e duramente costitutive dell’esperienza.

La psicoanalisi pratica l’Amicizia del pensiero trasferendo alla soglia di quella battuta tutto il campo dell’esperienza.

C’è chi non la ammette per tutta la vita:
l’ho raccontata più volte e ha funzionato come test, infatti ci sono state persone che l’hanno accolta con livore (qualcuno mi ha domandato di “spiegargliela”).

Quella povera barista non saprà mai di avere rappresentato il trascendentale kantiano:
i filosofi non lo ammetteranno mai.

Viviamo tutti di trascendentali patologici, o del patologico come trascendentale.

La trascendenza del principio di piacere, o di soddisfazione, come facoltà non è né natura né trascendentale, limite.

venerdì 26 novembre 2010

 

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