TIENANMEN, O L’INFANTILISMO COME MONTAGGIO

Ricevo qualche contestazione a proposito del mio giudizio che si tratterebbe di fotomontaggio, almeno nel suo editing che ha realizzato quella geometria fotografica perfettamente lineare, pitagorica, con la sua “geometrica potenza” (Tienanmen e Istituzioni del pensiero, sabato-domenica 20-21 novembre).

Ciò che effettivamente ho detto in quell’occasione è che un tale montaggio, foto a parte, lo abbiamo quasi indelebilmente in testa da “sempre”, ossia l’idea dell’individuo istituzionalmente incompetente e infantile a fronte di ogni Istituzione, quand’anche accettabile se non benefica, e perfino voluta democraticamente magari con entusiastico referendum.

É l’idea di una procura immemorialmente data e irrevocabile, e che tale resta anche dopo una rivoluzione:
l’anarchico ne è il più convinto.

Freud interviene a fare memoria del momento logico e cronologico del montaggio.

Lo schema individuo/esercito, eventualmente con esercito buono, compiace l’infantilismo dell’idea che l’Istituzione sia potente:
è antica l’immagine delle “Schiere celesti” ovviamente con Fűhrer buono (ma dove avevamo la testa?)

Basta guardarsi un po’ “in giro” per vedere che le Istituzioni fanno acqua da tutte le parti:
le organizzazioni criminali lo sanno e se ne approfittano con o senza corruzione e ammazzati, e non solo le organizzazioni criminali:
la storia novecentesca è iniziata con Partiti che occupano lo Stato, e va così anche la nostra storia almeno italiana più recente, con dall’altra parte un’affannosa difesa delle Istituzioni.

Hobbes ha costruito l’illusione dello Stato-Leviatano “dalla potenza irresistibile”:
Lenin aveva ragione a profetizzare l’estinzione dello Stato, salvo poi trasferire la potenza al Partito.

Serviamoci per un momento dell’attributo teologico dell’onnipotenza:
ebbene, siamo certi che un “Dio” che si rispetti (che abbia rispetto per sé stesso) ne sia lusingato?, secondo me no:
se avesse una propria vita troverebbe irrispettosa l’idea di lui come un Supereroe che vive di creazione con telecinesi e telepatia (cioè infantile anche lui), mai una volta che stia bene per favore dato e ricevuto, mai una domenica (o sabato o venerdì) senza teologico sudore della fronte divina.

Trovo che il nocciolo razionale della Trinità consista (rispondo a J. L. Borges):
1° nell’idea di un regime di favori scambievoli come il proprio di un “Dio” che si rispetti;
2° che tale regime, o amore, essendo a tre (almeno a tre, poi estendibile graziosamente ad altri) mette al bando il regime per nulla favorevole dell’innamoramento che è a due, ossia odio eterno congelato nell’angoscia irremovibile dell’istante (o eternità), cioè l’inferno:
e in effetti Lo abbiamo sempre mandato all’inferno, Poverodio!, senza neppure più gli estremi conforti di un misericordioso ateismo (stagione ormai passata).

giovedì 25 novembre 2010

 

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