“AL CUORE RAMÒN!…”

In quel film che tutto il mondo ha visto, Ramòn non va al cuore grazie a uno scudo di ferro che lo difende.

Ma in generale non andiamo al cuore semplicemente perché non c’è un cuore cui andare, e per fingere che ci sia inventiamo le emozioni, scientificizzazione del dramma isterico, wow!, “manfrina” scientifica, puerilità paludata, in sostituzione dell’affetto fino all’anaffettività psicotica.

Per lungo tempo ho sentito contrapporre il cuore alla ragione, secondo il suggerimento di quel disonesto di B. Pascal, lo schizo-frenico della scissione tra due ragioni, che sommate non ne fanno una:
è l’insoddisfazione per principio, la peggiore nelle conseguenze anche letali.

Pascal riepiloga millenni di pensiero anaffettivo.

L’affetto è la vita del pensiero come organo vivente, “cuore”:
quando va male ma ancora non troppo, l’affetto dell’angoscia è il pensiero che ha mal di … cuore, o di testa, fino al mal di testa, di cuore e altri organi:
è ciò da cui la ragione di Freud è partita.

Alcuni rammentano ancora quella frase che propone di sostituire il “cuore di pietra” con il “cuore di carne”, quello di cui parlo:
è il cuore della ragione che ha ragione − pace −, e che per questo non si perde nel conflitto (personale e civile) e nell’intolleranza:
discute volentieri, illimitatamente e con profitto (senza profitto non discute nemmeno salvo che vi sia tirato per i capelli), senza afferire a intolleranza e conflitto.

mercoledì 10 novembre 2010

 

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