QUEL COMUNISTA DI MARCHIONNE

Non ho il cattivo gusto di scrivere Marxionne come Marxegaglia (Marxegaglia, lunedì 11 ottobre), riservo il privilegio a questa Dame non à la licorne.

Proseguo nella mia linea filocapitalista, in attesa di chiarirmi meglio un certo punto sul capitale finanziario.

I Partiti di “sinistra”, i Sindacati, dovrebbero far leggere Marx almeno ai loro iscritti:
non per far delirare loro la “dittatura del proletariato” − che non è mai esistita neppure nel peggiore stalinismo né nel precedente leninismo −, ma perché abbiano la facoltà di ragionare come Marchionne ragiona col Capitale (e non aspira al Potere, virtù del Capitalista che in Politica manda il figlio debile).

Quando egli si è definito “metalmeccanico” (a Che tempo che fa di Fabio Fazio, lunedì 25 ottobre) ha detto ciò che dovrebbero essere i metalmeccanici, quelli che in quanto tali non dovrebbero muovere un dito per danneggiare l’azienda:
con Marchionne possono trattare solo dei Marxionne, non dei poverini politicizzati, né degli anarchici o terroristi o luddisti, cui oggi viene attribuito per stolida polemica quel “Comunismo” che avevano buttato via.

Sui Comunisti del passato ho già detto che hanno commesso il solo e terribile errore di ingenuità sul Potere, per il fatto di prenderlo.

Partiti e Sindacati, che la smettano di fare e far fare i poverini, ossia ciò che Marx detestava nel Manifesto, che Marchionne potrebbe regalare per Natale a tutti gli operai della Fiat:
Marx è una sfrontata apologia del Capitale, tutti gli altri hanno iniettato vitamine morali scadute.

Dico quel Marx i cui primi avversari erano proprio i “buoni” verso la classe operaia poverina vittima e sfruttata, e in generale verso il “popolo” poverino:
sinistri, aristocratici e preti diversi ecumenicamente riuniti per il bene del popolo:
che c’è di peggio, politicamente e economicamente, del decerebrato cuore in mano?:
a parte che non ci vuole molto a scoprire che il “cuore” è … senza cuore.

La psicoanalisi non ha poverini, vittime innocenti, “Dottore mi curi!”:
li mette al lavoro sullo stato in cui sono, su ciò che li ha ridotti in tale stato (l’“individuo umano astratto”), sulle risorse o competenze loro disponibili per venire a capo.

Il nesso della psicoanalisi con l’economia e la politica,
− quella psicoanalisi che da tempo non chiamo più così, perché essa è solo un’applicazione di una scienza del moto umano −,
sta nel fatto che il Padrone cui siamo testardamente e oscuramente sottomessi non è affatto il Padrone-Marchionne con i suoi Colleghi:
nella confusione poi finiamo per andare a cercarci ben altri Padroni, il che è già successo.

mercoledì 27 ottobre 2010

 

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