FILOSOFIA E DONNE

Ritrovo tra i miei libri questo libriccino, Frédéric Pagès La filosofia o larte di chiudere il becco alle donne, ed. fr. 2006, ed. it. 2010.

Questo libriccino non mi è piaciuto gran che, nel suo fare il filosofo spiritoso sulla filosofia, aggravato dal farlo spiritoso sulla psicoanalisi, ma passi:
ne raccolgo solo l’informazione che esso dà di un pensiero di Virginia Woolf, una delle donne celebri che hanno tenuto a parlare “da donna”:
scrive che la Woolf era “convinta che ‘una camera tutta per sé’ fosse il minimo vitale per una donna che tiene alla sua libertà”.

Sorvolo sul chiedermi se quel “minimo”, cui obietto, sia un’idea dell’autore o della Woolf, e mi concentro sulla camera.

Ora, non ha nessuna importanza se la camera è un parallelepipedo di trenta metri cubi o grande come Versailles, se sia una grotta appartata o un appartamento in 5th Avenue a pochi passi da Central Park:
so soltanto che può essere il sito fisico dell’eremita di cui parlo da anni, al quale si addice perfettamente l’ancora recente parola single (trascuro qui il caso dei single cretini/e, pochi o tanti che siano).

Basta che nell’eremo ci siano un computer e un cellulare, chiostro senza chiostro.

Il parallelepipedo del mio eremita ha due uscite-entrate, una per gli affari nell’universo, l’altra dà su un giardino in cui ritrovarsi con gli amici che fanno lo stesso, amici che hanno in comune il tesoro (e non temono i ladri, piuttosto sono avvertiti dell’invidia, il vero ladro perché vuole tutti poveri):
la loro comune consegna si condensa nella parola “cura”, non anzitutto nel suo significato medico bensì in quello voltairiano (“curare il giardino”).

Io non parlo “da uomo”, parlo da single proprio come può farlo una donna:
è nel single che i sessi trovano posto non patologico, il che è tutt’uno col non essere più oggetti del giudizio morale:
ho già detto che considero oscena, e anche disgustosa, ossia immorale, ogni morale sessuale.

La Bibbia ci dà due informazioni su Eva: 1° è compagna, 2° è single: infatti sua e solo sua è l’iniziativa di mangiare la mela salvo poi, da vera compagna, darla anche a Adamo, che mostra poi di essere lui il sesso debole quanto al peccato originale:
“É colpa sua!” dice accusatorio venendole meno.

L’uomo è la vitamina della donna, ma di solito le viene meno:
poi un’identica foglia di fico, che con involontaria autodiagnosi omologa i sessi nell’occultarne la differenza, designerà come fondamentalmente omosessuale la loro eterosessualità (l’omosessualità è maschile).

Vitamina, o amante se ha sale in testa:
poi bambini, ma come varie e eventuali (il che farà bene ai bambini).

Ho già segnalato il ricatto alle donne (Zitelle, puttane, nubili, celibi. E il Papa, lunedì 17 maggio):
“zitelle” è in-famante, e mi faceva vomitare fin da bambino:
una donna va bene, mi va bene, mi va, come monaca o single, eremita come me, qualsiasi cosa poi faccia della sua vita, e perché no anche la monaca:
quest’ultima mi piace solo se è … monaca.

Da anni sono annoiato da una storia della filosofia vaginale o con tabù della verginità.

Un supercapitalista potrebbe essere povero come S. Francesco e vivere da eremita o single, con un computer e un  cellulare.

lunedì 25 ottobre 2010

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