ESSERE AMATO: SCARRAFONE OVVERO NARCISO

Da sempre, e specialmente in era “moderna”, sfugge l’incidenza politica della puerilità (mai del bambino: è solo adulta) come fattore collettivo della politica:
la puerilità è l’oggetto o, (oppure a), lo “scarrafòne” (Gregor Samsa, Odradek, lo “zimbello” schopenhaueriano), ovvero Narciso:
Narciso, l’ho sempre fatto osservare, dà nome alla più antica cartella psichiatrica dell’umanità, uno schizofrenico catatonico allucinato e delirante, immerso nelle proprie deiezioni.

Certo, non tutti i Narciso o scarrafòne sono psicotici:
alcuni variano la negazione psicotica con rinnegamento o perversione, altri (e sono i più) si difendono come possono (la loro denominazione ottocentesca è “nevrosi”):
il trattarsi di difesa ci fa da guida (ma anche psicotici e perversi partecipano della nevrosi).

Narciso, Odradek, l’insetto, lo zimbello, è l’essere amato, ontologia dell’amore o orrore ordinario:
non importa cosa è, anzi non è, perché è … “amato” e nient’altro:
“amato”, in mancanza di qualsiasi significato, significa fissato, senza moto (corpo-pensiero), quale che ne sia l’imago (fissata):
è la nullità (come si dice essere una nullità) del prodotto non-nullo (autistico) dell’in-amoramento, parola costruita come in-fezione.

Il maniacale Odradek su e giù per le scale è opportunamente detto da F. Kafka “cruccio del padre di famiglia”:
perché questo “padre” ha confuso l’amore con l’iscrizione dei figli all’Albo predestinato degli amati, in sostituzione della loro legittimazione (per legge) come eredi (l’eredità non è dono):
ma insomma, almeno un po’ di Bibbia!

Tra l’altro il biblico Quarto Comandamento:
che ha il buon senso non di prescrivere di amare (assurdità) bensì di “onorare padre e madre”, a scanso di farli a pezzi.

“Amore” condensa da millenni il fantasma di tutti i fantasmi.

Ogni genitore inizia come un badante per legge, benché con obblighi legali maggiori di ogni altro badante:
per il resto se son rose fioriranno, e staremo a vedere se fioriranno.

Riprendo la frase iniziale:
l’o, o la puerilità dalla culla alla bara, è ancora e sempre il combustibile indifferente della politica (e della guerra).

Certo che noi psicoanalisti abbiamo delle belle pretese!:
guarire dall’imago!, impossibile, ma neanche Dio!

martedì 5 ottobre 2010

 

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