IL CRIMINE DI BESTIALITÀ

Lo ripeto da cinque giorni, senza contare prima.

La bestialità è solo umana:
parlo della bestialità del cappello d’asino, quella degli insegnanti che lo mettevano agli studenti, quella per cui le bestie non potrebbero mai essere … bestie come noi (nel migliore dei casi ne saremmo il modello).

Già diversi anni fa mi interrogavo sulla Somma Bestialità, e non da ieri ho concluso che è “L’Amore”, presupposto, assoluto:
che è l’Oggetto inesistente dell’angoscia.

Così come non da ieri sostengo, testi alla mano, che Gesù è stato il primo rivoluzionario della Somma Bestialità:
il che è enunciato nel suo primo enunciato fondamentale, “l’albero si giudica dai frutti”, ossia non parlatemi di amore senza frutto (che non è affatto il “frutto del ventre”).

Questa Bestialità umana è stata denominata da Freud “narcisismo”, in base alla più antica cartella clinica dell’umanità, quella di uno schizofrenico detto “Narciso” che godeva (bontà sua) di sedere e specchiarsi nelle sue deiezioni.

É proprio a questo riconoscimento che gli intelletti si rifiutano, a un truismo:
che siamo caduti in una trappola stupida − di cui l’innamoramento già nel bambino è il prototipo −, che il “peccato originale” è una truffa da quattro soldi, e che il “Diavolo” è un idiota.

lunedi 19 luglio 2010

 

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