SOVRANITÀ O INFERNO

Sabato domenica 17-18 luglio 2010
in anno 154 post Freud amicum natum

 

É di fronte al truismo, cioè cosa facile, che la competenza psicologica cede socchiudendo le portae inferi (articolo precedente).

Il campo del truismo è stato abbastanza individuato da venire colonizzato dall’inquinamento di esso con truismi falsi, per esempio la favola invidiosa del “Re nudo”:
il truismo è che il Re non è mai nudo, se non nell’abdicazione.

Un altro ed equivalente inquinamento è “donna nuda” − con segno rovesciato o apparente pregio −, come ben sa ogni attrice o cantante che sa il fatto suo:
ma anche la verità, o l’anima, perché mai starebbero meglio nude?, biotte come si dice in milanese, bèlabiotta.

Più volte ho detto che Adamo e Eva, prima del peccato originale ossia di diventare mezzi scemi, la sera vestivano l’abito da sera:
buon samaritano quale sono, se incontro una donna nuda la copro, come consigliano le Opere di misericordia (“vestire le ignude”).

Solo gli animali non sono nudi:
dovrebbe sbalordire l’irremovibilità con cui dall’antichità a oggi permane l’ottusa confusione di biologico con animale.

Tutta la patologia è fatta così, dal rifiuto della verità come truismo, cosa facile, a portata di mano come l’accendino con cui sto per accendermi la sigaretta:
certo è una bella pretesa quella della psicoanalisi!, far cadere una menzogna da quattro soldi, che è onnipotente proprio e solo per questo:
tutto ciò trova sintesi nella Psicologia novecentesca, non in quanto scuole o ricerca bensì in quanto abdicazione forzata dell’io alla competenza psicologica

Ammettiamo per un momento che ci sarà un Giudizio universale, senza ridicole trombe, presieduto dal grottesco Butroque, o l’Uno neoplatonico ma già platonico:
non servirà spendere soldi divini per allestire l’Inferno, né occorrerà pronunciare sentenze per mandare all’Inferno, basterà lasciarci dominati dall’idiozia della menzogna sul truismo, però privi della facoltà compromissoria con cui l’io trovava ancora povere soluzioni ma pur sempre soluzioni all’angoscia:
l’Inferno è la pura assoluta angoscia ossia l’io come il dominio di stupidi postulati da vomito, senza Diavoli ma solo poveri diavoli (arme Teufel come Freud chiamava i perversi):
pura Psicologia comando dell’io, e senza neppure un Padrone sia pure cattivo che la voglia, un Luci-fero, il primo povero diavolo non un re sia pure dell’Inferno.

L’Inferno è la fine della sovranità:
l’Inferno non lo ha scritto Dante
– che promosso a moderno ossia libertinamente critico e giudice di tutto e tutti, il più grande bas…do della storia letteraria, è passato tra i miei autori preferiti:
i suoi epigoni sono i libertini tra cui Sade, i surrealisti tra cui il Max Ernst qui citato e riprodotto, i laicisti più brillanti -,
bensì Shakespeare in Re Lear.

Prima di lui lo aveva dipinto Michelangelo nel Giudizio della Sistina, come la cristo(pato)logia di un Cristo idiota, ricusato dalla donna e maledetto dai suoi stessi seguaci.

seguirà LIdiota di Dostoevskij ossia la demenza schizofrenica.

Ma a pensarci bene lo aveva già scritto Platone come il Mondo delle Idee:
nell’illusione che almeno alcuni pochi comanderanno ancora, l’Inferno è l’Utopia:
sperimentata su scala di massa nello scorso secolo.

 

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