ZITELLE, PUTTANE, NUBILI, CELIBI. E IL PAPA

ovvero la legge di Murphy applicata alla lingua, nella forma:
“Se una parola può venire inquinata, lo sarà”.

Tre esempi di inquinamento, avvenuti ma correggibili:
“Zitella” viene da “zita” o “cita-citta”, la bambina,
“Puttana” viene da “putta”, ancora la bambina,
“Nubile” significa sposabile (idem “celibe”):
ora, si riscontra che molte donne sposate erano poco sposabili, peggio ancora molti uomini sposati.

Una donna, quando c’è, è nubile cioè sposabile, e  non vedo perché una donna non possa esserlo a vita, è desiderabile:
la “Maddalena” lo era, ma la peggiore “tradizione” cristiana ha compulsivamente dovuto farne una puttana redenta (dal Buongesù), e ci sono cascati tutti.

La nostra epoca ha almeno provato con la parola “single” – se c’è rapporto è tra singles -, e io vorrei che lo fosse anche la sposa:
le vere singles o “zitelle” sono le mie eremite preferite.

Non sono contrario alle monache (diversamente da Lutero che intenzionalmente ne ha sposata una) che, se non sono malate, dovrebbero essere statutariamente nubili:
e non in vista del grottesco morale delle “nozze mistiche” con un Gesùbambino-pisellino:
ce n’è una iconografia oscena e avvilente, ben oltre quella di San Sebastiano gay:
vorrei che almeno a Caterina da Siena, ambiziosissima, Patrona d’Italia e Dottore della Chiesa, venisse risparmiata l’imputazione di pedofilia, oscena e avvilente.

Sono immorale?:
buona occasione per tornare su ciò che è, quando è, la moralità, alla quale tengo e alla quale Freud ha dato un ingente apporto:
ho già detto che “moralità” deve finirla di designare un codice morale, tanto meno sessuale cioè una specializzazione, e passare a nome del pensiero del moto, quello che ho chiamato “pensiero di natura” per distinguerlo dalla patologia del pensiero, moralmente mal disposta fino all’estremo perverso.

“Celibe”, per proseguire nella la serie:
il suo etimo è incerto, ma concettualmente è il corrispettivo maschile di “nubile” cioè sposabile:
non sono contrario al celibato di preti e monaci (diversamente da Lutero, dicevo, e oggi da molti cattolici), a condizione dell’integrità del concetto, con questa conseguenza (psico)logica:
aut celibe-nubile-sposabile aut feticista, di cui come ho già scritto la pedofilia è solo un caso particolare:
il feticismo fissa l’ostilità al legame uomo-donna.

Sto anche togliendomi un sassolino dalle scarpe, tra i tanti fin dall’infanzia:
nella quale provavo ripugnanza al sentire le correnti insinuazioni su preti nel loro rapporto con donne:
ma non me ne ripugnava per nulla il contenuto, bensì il solo fatto che fossero insinuazioni.

Ogni Papa dovrebbe accorgersi che la legge di Murphy si è applicata anche al Papa:
come caso particolare, numerosi Papi “lussuriosi” (risparmio l’elenco) sono caduti anche loro come tutti nella legge di Murphy applicata alle parole, in questo caso alla parola “lusso”, il primo lusso essendo il pensiero stesso, sempre censurato con produzione di miseria a ogni livello:
hanno confuso il lusso, contingentemente anche sessuale, con la compulsione ideativa detta “istinto” o “concupiscenza” o “andare a donne”, che è nevrosi.

Ricordo un certo Papa di secoli fa sul quale certi storici frugatori di lenzuola hanno contabilizzato che aveva avuto circa duecento donne, insomma un nevrotico stakanovista del sesso:
come hanno potuto non capire che non ne aveva “avuto” proprio nessuna?:
come ha ironicamente ben capito Mozart-Da Ponte (“pur che porti la gonnella”) con il catalogo-sfracello delle milletre spagnole, a coronamento delle precedenti seicentoquaranta italiane, duecentotrentuna alemanne, cento francesi, novantuna turche:
ossia non c’è alcuna luss-uria nella maldicenza detta “lussuria”:
possibile che per trovare un Papa solidamente all’altezza di una donna, non ci resti che Papa Borgia  (Alessandro VI) con la sua cara Vannozza?

Ma rimango papista anche verso quel Papa, senza né scandalizzarmi né compulsione apologetica:
e oggi come non mai, in quest’epoca in cui la Chiesa si avvia a contare meno del due di picche (come noi psicoanalisti del resto).

Tutto ciò che chiedo a un Papa non è che faccia bene il mestiere di Papa, al contrario gli chiedo di non fare alcun mestiere o professione,
e in particolare non la professione teologica, perché il dogma non è teologia dogmatica, specializzazione universitaria:
questo è il primo errore da evitare da parte di uno che è un caso unico al mondo, un’invenzione più che da Nobel, e unito a una Società che è lì a supportarlo:
bensì gli chiedo che almeno una volta nella sua vita ne dica una giusta, ovviamente giusta se logicamente urbi et orbi ossia universale, degna di passare agli atti:
quando mai nel nostro mondo si vede un atto?

Infallibile?:
è la facoltà di pronunciare anche solo una frase logicamente e linguisticamente degna urbi et orbi, cioè “cattolica”:
questo non è anzitutto un articolo di fede, ma una proprietà logico-linguistica, affermabile o confutabile nella sua possibilità:
salvo fare ripiegare l’infallibilità nell’ineffabilità mistica, e rieccoci all’occultismo.

lunedì 17 maggio 2010

 

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