PERMESSO?

Nel pomeriggio avrò l’onore di incontrare alla Feltrinelli di Roma il Prof. Pietro Rescigno, che ha accettato di discutere pubblicamente con me il mio libro (con Altri) Istituzioni del pensiero, Sic Edizioni 2010:
qualsiasi cosa ne dirà, il Giurista non lo ha ritenuto indegno di considerazione.

Mi preparo a tale incontro con questo titolo “Permesso?”, invitando a trovarvi l’errore:
che è vistoso, è il “?” come segno di domanda:
infatti il permesso non lo si domanda.

Lo dice la Giurisprudenza stessa, enunciandone la definizione:
è permesso tutto ciò (azione, comportamento) che non è espressamente proibito (dal Diritto già statuito).

A questa definizione ho fatto fare un progresso, consistente in una duplice esplicitazione, correntemente non fatta, di un implicito:
è giuridico tutto ciò che non espressamente proibito né comandato (dal Diritto già statuito).

Ho fatto un passo troppo lungo?:
no, ho semplicemente fatto un passo, che tutti potrebbero fare ma che pochi fanno, perché dall’implicito all’esplicito c’è reale passaggio:
infatti, affinché sia giuridico e non un semplice plut di un sasso nel mare (vedi “Il ploutier”, martedì 20 ottobre 2009), occorre che sia accaduto un atto giuridicamente positivo.

E’ ciò che accade nel Regime dell’appuntamento, in cui i con-venienti pongono la norma secondo la quale si sanzioneranno, premialmente o correttivamente (non dico penalmente):
c’è poi caso che a qualcuno di questi appuntamenti convenga la parola “amore”, senza più la criminosa presupposizione di questo che nega la correttezza dell’espressione “affari amorosi”.

La mia distinzione, databile, tra un Secondo diritto, quello comunemente detto e prevalentemente già statuito, e un Primo Diritto, quello semper condendum del Regime dell’appuntamento, non è dunque teorica ma fattuale:
è però da osservare che pochi ne profittano:
l’astensione da questo profitto, ovvero s-venimento da esso, è la psicopatologia, in cui non ci si permette e lo si impedisce ad altri.

Quanto alla domanda, si può sottilizzare:
infatti c’è anche la domanda formalmente ben fatta, quella che ci si permette di fare senza chiederne il permesso:
essa gioca d’anticipo sul suo destinatario, che può trovarvi a sua volta un proprio profitto:
il permesso è intrapresa pacifica, senza violenza.

Il Primo diritto in quanto positivo non è in alcun modo “Diritto naturale”, e in quanto istituzione non può figurare tra i “Diritti umani”, nessuna istituzione lo può tutelare, promuovere, garantire, neppure “Dio” se esistesse:
se esistesse esisterebbe anch’egli come suo titolare capace di esso.

Capisco la battutaccia di J. Lacan “Lhomme est un bon à rien”, nel Primo diritto cioè nell’appuntamento.

giovedì 27 maggio 2010

 

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