NON SONO ETEROSESSUALE (II), CON QUEL CHE SEGUE

Sabato domenica 8-9 maggio 2010
in anno 154 post Freud amicum natum

 

Seguito dell’articolo precedente.

Nella pagina ivi segnalata, Freud opera una distinzione logica di A da B, immensa nel significato di non ancora misurata:
in A. pone la nevrosi, in B. la normalità:
in A. colloca la“sessualità”, in B. la “pulsione sessuale normale” (avverto ancora di lasciar prevalere i concetti sul lessico, in modo da non essere prede del “significante”),

e termina il paragrafo con l’espressione “sessualità anormale” (in A.), in cui egli manca soltanto di concludere, come ho poi fatto io, ciò che era già nella sua penna:
cioè che “sessualità” è anormale:
per concludere poche righe dopo:

[In A.] “In tutti i nevrotici (senza eccezione) si trovano […] moti di inversione, ossia fissazione della libido su persone dello stesso sesso. […] l’inclinazione […] all’inversione non manca mai e in particolare rende i maggiori servigi nella spiegazione dell’isteria maschile. [e in nota] necessaria universalità della tendenza all’inversione negli psiconevrotici”.

Papale-papale, dice che nella sessual-ità, in quanto propria della nevrosi – nitidamente distinta dalla “pulsione sessuale normale” -, etero- e omo-sessualità sono solo due varianti dell’-ità, e non la seconda una deviazione dalla prima.

In altri termini, nella nevrosi i sessi sono sottomessi al regime di questa, che è un regime di comando o destinazione o compulsione, che suona “deve!”, indifferentemente verso dove, l’unica cosa importante è che “deve!”
– che ammette il caso del non-deve! anzi deve-non!, cioè la proibizione è solo una variante del comando, eccolo il “super-io” -:
sessi kantizzati, frigidi come tali anche nel loro esercizio istigato (il solito Sade, “foncez Dolmancé!”).

“Sessual-ità” (A.) è dunque il nome di una Teoria imperativa, alla quale si obbedisce tanto nell’istigazione (caso particolare lo stupro) quanto nell’inibizione e nell’impotenza:
capita poi, da millenni, che la parola “sessualità” serva a camuffare ideologicamente la Teoria imperativa, che ha occupato compulsivamente il pensiero da Potenza occupante e patogena, come causalità naturale in similitudine con un fabbisogno, almeno nella “Gioventù”.

Invece, in B., “pulsione sessuale normale” non devo agitarmi né inibirmi in alcun modo, mi basta non soggiacere all’obiezione-di-principio (compulsiva) verso la donna, affinché una libera contingenza sloggi l’anonimo Padrone dei sessi:
il regime del rapporto, appuntamento di profitto, come tale non sessuale, ammette libetalmente, “libidicamente”, come supplemento non dovuto, quel touch sessuale che nulla causa e nulla proibisce:
l’espressione “rapporto sessuale” è una forzatura nevrotica della lingua, perché non è il sesso a fare rapporto ovvero, come ripeteva J. Lacan, “non c’è rapporto sessuale”.

Basta la non-obiezione alla donna perché nel mio pensiero non si rubrichi l’interesse al touch sessuale con uomini, e senza obiezione alcuna nei loro confronti:
inversamente, i gruppi esclusivamente maschili, esclusivi appunto cioè obiettanti alla donna, sono tutti variamente omosessuali.

Considerazione facile:
l’omosessuale culturalmente odierno (“gay”)
– che ha spiazzato la vecchia buona omosessualità d’antan, sfusa cioè non ancora di gruppo -,
se solo diventasse finalmente un po’ … trasgressivo, ossia non si rifiutasse per principio all’“altro sesso” – ciò che nel film “Il vizietto” era appunto chiamato “vizietto “ -, non sarebbe più omosessuale, tutt’al più un multilaterale, un antico Romano, un vero democratico:
ciò che anzitutto critico della Cultura gay è il dogma del destino omosessuale, come una vocazione, quasi che il gay abbia preso i Voti solenni (comico ma vero).

Critico la Cultura gay non nei suoi menu plaisirs bensì, oltre che nel suo dogmatismo, nel suo tendenziale progresso verso l’apartheid delle due “metà del cielo”.

Considerazione finale:
la Chiesa cattolica ha involontariamente e nescientemente diagnosticato la nevrosi (applicata ai sessi), allorché ha individuato la coazione erotica (chiamandola “concupiscenza”) come uno stato disturbato tanto da dovervi porre rimedio, donde il celebre remedium concupiscentiae trovato nel matrimonio come psicofarmaco:
poi, da qualche decennio si è sospettato che nel “remedium concupiscentiae” qualcosa non andasse, e si è cercato di porre … rimedio al remedium sostituendolo – come si fa in psichiatria quando si inventano psicofarmaci di nuova generazione -, con una toppa peggiore del buco, un vaudeville “amoroso” da Sanremo celeste:
che al momento rifiuto di commentare, per essere sincero anche perché mi disgusta.

La nescienza, ignoranza coltivata con durezza se non disprezzo, della coppia nevrosi-perversione, è sempre stata lo handicap della Storia del cristianesimo.

L’insipienza teologica si è rivelata massima quando è stato detto che i preti pedofili lo sono perché non hanno una donna:
intanto, ciò è ingiurioso per le donne;
inoltre, tali preti non hanno una donna perché sono pedofili, in generale feticisti (ci sono anche i feticci spirituali):
ripeto che, malgrado la severa condanna, la pedofilia resta ciecamente incompresa nel suo essere sadismo “amoroso”, s-culacciamento del putto, dalla pedo-filia ped-agogica alla pedofilia.

All’origine e per tutti restano i tre errori di partenza della suddetta Storia (cave historiam!), o le sue zizzanie:

1. la confusione dell’amore con l’innamoramento:
Gesù era un rivoluzionario proprio riguardo all’amore, ed esente da tale confusione;

2. la confusione del giudizio di af-fidabilità, razionale come tale, con la fede distinta dalla ragione, importando quest’ultima dai Greci:
invece Gesù ebreo aveva … ragione, sulla quale peraltro non ha fatto che disputare:
e da ebreo non ellenizzante, né parmenideo né platonico;

3. la sessualità come natura, con esito finale della nevrosi (negativa della perversione) nella perversione.

 

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