FREUD A MUSSOLINI: QUESTIONE MONDIALE

Sabato domenica 15-16 maggio 2010
in anno 154 post Freud amicum natum
Freud politico sempre (senza dentro/fuori)

La situazione generale merita una battutaccia:
fine della concezione vaginale della psicoanalisi, intima, interiore con l’esteriore da un’altra parte (risparmio trivialità sull’esteriore).

Da Freud inferisco la concezione del pensiero come superficie su superficie, nulla di “profondo” come quello di C. G. Jung, latore finale della vecchia Storia dell’interiorità fino all’occultismo.

Il Signore della prima superficie − io, se esco dalla caverna mistica e pornografica dell’interiorità − ha la chance di esserlo anche nell’altra, senza lo stakanovismo del Padrone non Signore.

Riprendiamo, riprendendoci.

Quel bravo libro cretino di Michel Onfray su Freud [1] ha sollevato un dibattito europeo che, come mi ha fatto osservare Vera Ferrarini, ha avuto in comune l’incapacità generale di venire a capo della dedica di Freud a Mussolini nel 1933:
ne ripropongo qui la nitida interpretazione che ne davo nel 1985 [2].

Certo, Freud si rivolge a Mussolini come all’ “eroe della civiltà, Kulturheros”, ma che significa?:
basta osservare che poco prima Freud chiamava così Prometeo, ma chi è Prometeo per Freud?:
è un criminale, colui che ha derubato l’umanità della soddisfazione.

Quella di Freud è consumata perizia nella tecnica della battuta di spirito e del lapsus, ossia a buon intenditore.

Ecco il mio “Freud a Mussolini”.

Osservo che Freud è l’unico pensatore che nella modernità abbia osato la critica di Prometeo e dell’Ideale prometeico.

La sagacia politico-polemica di Freud si è manifestata ancora anni dopo, come documentato da E. Jones [3]:
obbligato dalla Gestapo nel 1938, come condizione per lasciare l’Austria dopo l’Anschluss nazista, a firmare un documento lusinghiero per la Gestapo stessa, egli firmò sì ma per sopramercato domandò di aggiungere una dichiarazione personale:
“Posso vivamente raccomandare la Gestapo a chicchessia, Ich kann die Gestapo jedermann auf das beste empfehlen”:
se qualcuno avesse capito, Freud sarebbe stato deportato o fucilato all’istante:
che bravo a produrre inconscio alla rovescia!

Arrivato finalmente in Inghilterra, ha poi scritto quella frase che cito sempre sulla “bella, libera, magnanima Inghilterra”, in cui si dichiarava sì libero di parlare e scrivere, ma con l’aggiunta:
“quasi dicevo pensare, bald hätte ich gesagt: denken”.

Non oggi presento (lo sta per fare Vera Ferrarini) i numerosi passaggi freudiani sul comunismo-bolscevismo, rammento ora soltanto il già menzionato accomunare freudiano di Russia comunista e Stati Uniti d’America nella “fretta”.

Il suo lavoro sul Presidente Wilson ha allarmato molti.

Nella “Questione laica” si è immischiato con il Diritto.

Aggiungo facilmente il “Disagio” e l’“Illusione”.

Ma ha prevalso nel “Partito” una cattiva linea del partito, consistente nel diffamare il caro Freud come politicamente inetto o, che è lo stesso, ingenuo (ingenuo Freud?!), o anche tanto “interiore” o “profondo”.

_____________

[1] Vedi qui “Alla frutta senza frutto. ‘Ciarlatani’ ”, 1-2 maggio.
[2] “Lavoro dell’inconscio e lavoro psicoanalitico”, Sic Edizioni, Milano 1985, pp. 90-93.
[3] “Vita e opere di Freud”, Il Saggiatore, Milano 1962, III, p. 271.

 

Su questo sito molte funzionalità sono rese possibili dall’uso di cookie (tecnici o di terze parti) che vengono installati nel Suo dispositivo.
Per l’uso dei cookie di terze parti abbiamo bisogno del Suo consenso: per sapere quali usiamo e come gestirli può leggere la nostra COOKIE POLICY e decidere liberamente quali attivare o come bloccarli; in questo caso alcune funzionalità potrebbero non essere più disponibili.