BOMBE E RIFUGIO

[É terminato da poco l’incontro alla Libreria Feltrinelli di Milano-Duomo, in cui “Istituzioni del pensiero”, mio e di Altri, è stato presentato con me dal Prof. Massimo Pavarini, verso il quale dichiaro stima e gratitudine per l’intensa lettura del libro, seguita da un commento brillante in cui non mi ha fatto concessioni, senza disconoscere il mio ingresso nella giuridicità del pensiero.

Vista l’ora, riesco solamente a informare di una similitudine con cui ho iniziato la mia interlocuzione con lui.]

Sono nato, dicevo, nel 1941, e non molto dopo iniziavano i bombardamenti anglo-americani su Milano, e altre città, sul che conservo uno dei miei tre ricordi di prima infanzia:
ma la mia biografia non deve interessare a nessuno, salvo farsene qualcosa che abbia interesse universale (è uno dei meriti di Freud).

Dopo ogni minaccia di bombardamento, ognuno lasciava la sua casa fuggitivo per scendere in rifugio (o cantina):
per anni nessuno era più signore in casa sua:
questa è La frase di Freud “L’io non è Signore in casa sua”.

“Casa sua”, dell’io, è il pensiero:
sotto la minaccia di bombe ma senza bombe, ecco l’angoscia.

Freud non ha scoperto l’“inconcio”, ha scoperto il pensiero (la “casa sua” dell’io), ma descrivendo questo stesso pensiero  quando l’io è fuggitivo, ecco l’ “”inconscio”, da quella minaccia senza bombe che è l’angoscia.

Ho poi parlato del Regime dell’appuntamento, quello dell’io sovrano quando non è sotto la minaccia dell’angoscia.

mercoledì 5 maggio 2010

 

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