ATTUALITÀ: “TI AMO”, OVVERO LA PERVERSIONE

La prendo alla lontana, o almeno così sembrerebbe a molti, mentre per me è molto alla vicina.

Intendo prenderla dalla Bibbia, quella che poi è stata classificata come “Antico Testamento”:
in cui il “Signore” − parola che preferisco alla greca parola “Dio” − non è perverso, ossia non asserisce presuntivamente “Ti amo”, cioè non è l’istanza di un indeterminato e oscuro “Amore” presupposto, fonte di ogni male (“Dio”che manda Pandora).

Semplicemente, questo Signore si comporta:
conferisce al popolo il possesso legittimo della terra (è ciò che significa il suo ripetere che il possesso, o la vittoria, trova fonte nella forza del suo braccio);
assume (“suscipit) il possesso del popolo (ogni giurista sa che “possesso” significa trattare bene il bene posseduto, salvo perderlo);
sorvolo sulla sua liberazione dalla servitù egiziana, e sul fatto che la sua insistenza sul “popolo” non è a detrimento dell’autonomia dell’individuo:
cosa ovvia per ogni ebreo religioso o non religioso, una distinzione questa che non fa da scibbolet per nessun ebreo.

La parola “amore” non ha grande rilievo nella Bibbia, e non perché non possa esservi importata, ma perché può valere solo come designazione (o denotazione ma poco importa) del comportamento favorevole (non donativo) di “Dio”:
insomma, il Signore biblico non ha come premessa anzi presupposto “Ti amo”, ovvero non è perverso.

Ma se presupposto, “Ti amo” assolve in anticipo ogni iniquità perché, se ti amo, allora qualsiasi mio comportamento sarà un caso dell’amore:
“ti tratto male ma ti voglio bene”, la perversione appunto (il “rinnegamento” freudiano).

Tutti i bambini subiscono, con impotente criticità, l’esperienza della mutazione genetica:
dall’amore come un nome del buon comportamento dell’altro, al cancro di il nome di un presupposto de-mentizzante (come poi nell’innamoramento, nel quale “si perde la testa”):
il Presidente Schreber lo chiamava assassinio d’anime, Seelenmord.

La Storia del cristianesimo è poi stata molto bizzarra (gli ebrei se la sono risparmiata):
l’Amore presupposto non è mai stato fissato come dogma (almeno questo!), ma si è accompagnato stabilmente, talora dominantemente, a tale Storia:
ne è stato la stabile zizzania, e oggi siamo ancora qui fino a quel suo sottoprodotto che è lo s-culacciamento del bambini detto “pedofilia”:
“culacciami!”, istiga dall’alto del suo basso il putto barocco.

É davvero il caso di chiedersi “Dove avevamo la … testa?”

Un’osservazione finale:
il “Ti amo” presupposto è il sommo degli imperativi senza sembrarlo, indossa vesti di modestia, delicatezza anzi cortesia, è l’amor cortese stesso:
pugno di ferro in guanto di velluto:
in paragone il colonialismo ha qualche attenuante, perché da “L’Amore” non c’è difesa.

giovedì 6 maggio 2010

 

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