ALLA FRUTTA SENZA FRUTTO. “CIARLATANI”

Sabato domenica 1-2 maggio 2010
in anno 153 post Freud amicum natum (il 6 maggio sarà il 154°)

 

Ho parlato dell’uomo vecchio (“Una razza vecchia?”, giovedì 29 aprile), ed eccoci all’espressione italiana “alla frutta”, troppo concessiva sia perché la frutta è in sè già qualcosa, sia perché omette l’omissione del frutto.

Gioco anzi lavoro su un solo tavolo, sul quale dispongo tutti i casi che mi si presentano e non su tavoli separati, questa volta il caso “Chiesa” e il caso “Psicoanalisi”.

Quanto al caso “Psicoanalisi”, parto da questo libro cretino di Michel Onfray che però mi piace proprio perché tale [1], e oso dire che sarebbe piaciuto anche a Freud, perché?

Gli sarebbe benché moderatamente piaciuto, ricordando la periodizzazione che egli assegnava alla sua storia:
in un primo tempo, scriveva in “Per la storia del movimento psicoanalitico”, mi davano del ciarlatano, poi hanno sì preso a parlare bene di me ma soltanto per mangiarmi meglio, e quasi quasi provo nostalgia per il primo tempo in cui erano cretini come Michel Onfray.

Non è poi tanto male se, alla frutta com’è oggi la suddetta storia, si ricomincia grazie a questo sciocco autore che riporta in scena un Freud “ciarlatano” (“affabulatorio”), non perbene, non conforme a dubbie forme.

Che la Chiesa sia alla frutta, lo ha appena annotato asciuttamente Ernesto Galli della Loggia in un articolo per nulla cretino [2]:
ma di ciò poi.

Per ora segnalo soltanto che nella Chiesa compaiono fenomeni strani cioè estranei,  che nulla hanno a che vedere con il cristianesimo cattolico o non cattolico, neppure come eresie o scismi.

Segue presto.

_____________

[1]Crépuscule d’une idole. L’affabulation freudienne” appena uscito in Francia (Grasset). Il mio epiteto riassume quelli di Bernard-Henri Lévy: “banale, riduttivo, puerile, pedante, ridicolo” (Corriere della Sera, giovedì 29 aprile). Però Lévy non prova il mio piacere.
[2] “Il codice Ratzinger” (Corriere della Sera, lunedì 26 aprile).

 

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