ALLA FRUTTA SENZA FRUTTO. “CIARLATANI” (II)

[Seconda parte dell’articolo di ieri.]

Il libro cretino summenzionato arriva in anno 153 post Freud natum, cioè dopo un secolo di tanta paccottiglia psicoanalitica, donde l’inutile domanda:
perché il suddetto autore non ha speso meglio le sue risorse dedicandole, anziché a ri-ciarlatanizzare Freud, a inventariare la suddetta paccottiglia?:
non per amor di spazzatura, ma per la diagnosi differenziale di essa da ciò che è psicoanalisi, quella che da tempo definisco come l’applicazione del pensiero di natura alla cura della psicopatologia.

Vengo ora alla paccottiglia cristiana, disseminata su più secoli e con seriosità talora sanguinosa, tanto da far scrivere “Il Regno dei cieli è un regno di sangue” (Mallarmé se ricordo bene).

Mi servo del sobrio articolo succitato di Ernesto Galli della Loggia, che annota nella Chiesa odierna una “autoriforma” o “svolta storica” a partire dalla consegna diretta dei preti pedofili “alla giustizia laica”:
con ciò la Chiesa “si priva di ogni attribuzione e volontà di giudizio nel merito”, “il peccato non fa più da schermo al reato” (però qui io avrei detto: “il peccato non fa più da imputazione perfetta al reato, dal medesimo contenuto [1], come imputazione imperfetta”):
in altri e più definitivi termini, l’autore annota che la Chiesa “si conforma al punto di vista della società” e così viene meno la tradizionale pretesa della Chiesa a considerarsi “socìetas perfecta”, ossia quella “che non riconosceva per principio alcuna istanza umana a lei sovraordinata”, che è la definizione stessa della sovranità:
ben scavato!

Come ha potuto accadere una cosa simile?, e per di più con un Pontefice riconosciuto versatissimo in ortodossia?:
ho già risposto a questa domanda:
è ciò che consegue all’incapacità di riconoscere la fattispecie “perversione” (che incanta o stupefà la nevrosi ossia l’uomo comune):
una fattispecie in sé non riconoscibile dalla “giustizia laica”, ma poi non riconosciuta neppure dalla dottrina del peccato benché essa si voglia come l’imputazione perfetta di questo:
ho già scritto che ciò che accade oggi ha trovato la sua anteprima nel processo al gran pedofilo della storia, Gilles de Rais, “Barbablù” (1404-1440), semplicemente consegnato “alla giustizia laica” senza che si sapesse riconoscere la qualità differenziale del suo delitto aldiqua della sua quantità.

Ho sorvolato sul deprimente elenco della paccottiglia psicoanalitica, ma non risparmio qualche cenno alla lista della paccottiglia cristiana come esempi di abdicazione ossia di rinuncia alla sovranità (ci è di guida Shakespeare con “Re Lear” al primo posto):
l’amore come innamoramento sdoppiato e proiettato in “Dio”;
il cristianesimo come religione;
l’ellenismo come fonte di ragione nella dubitosa accoppiata fede-ragione (io dico che Gesù aveva … ragione);
la fede disgiunta dal giudizio, razionale come tale, di affidabilità;
il primato della domanda sull’offerta (anche ai ciechi è chiaro che nel cristianesimo l’offerta precede e informa la domanda);
la carità come dono o il vaso cristiano di Pandora (“Timeo Danaos et dona ferentis-ferentes”, Laocoonte, Eneide);
il primato dell’educazione sul diritto (il figlio è anzitutto erede), con passaggio finale dalla ped-agogia alla pedo-filia (lo s-culacciamento) come l’unione di feticismo e sadismo;
l’ossessione teologica e la teologia versus diritto;
la credenza nell’istinto con creazione della “concupiscenza”;
il matrimonio come “remedium concupiscentiae” (brrr!!);
la successiva buonizzazione “conciliare” della concupiscenza, cose da convertirsi alla frigidità!;
la distinzione tra istinti bassi e istinti alti (gli Ideali o Idee platoniche);
la visionarietà del “volto di Cristo” (mentre basta pensare che, se le cose sono andate come i Vangeli dicono, di volto ne avrà pure uno proprio come me);
l’inconfessato psicologismo di massa che soggiace a tutto questo, anche grazie al “non-è-vero-niente” o docetismo barocco come educazione di massa (il Barocco almeno pittorico è stato la Fiera della paccottiglia prima del kitsch).

La pedofilia è soltanto l’ultima goccia che ha fatto traboccare il vaso della paccottiglia.

Tra i tanti libri che non avrò il tempo di scrivere, ce n’è uno intitolato “Storia del Crestinismo”:
che non piacerebbe a nessuno, perché anche moltissimi non cristiani vi si riconoscerebbero, insomma quel dannato “Occidente cristiano”:
forse solo gli ebrei riuscirebbero a demarcarsi, come ha fatto l’ebreo Freud.mon frère (perché i miei affari sono i suoi).

Individuo un’abdicazione comune alle due storie, di Chiesa e Psicoanalisi:
infatti gli psicoanalisti in maggioranza hanno consegnato, contro Freud, la psicopatologia alla non più recente diagnostica psichiatrica rinunciando alla diagnostica giudicante freudiana – giudizio non è condanna -, quella della distinzione tra nevrosi e perversione:
ripeto appena che è la fattispecie bimillenariamente mancata dal cristianesimo.

Non mi pento, oggi che siamo alla frutta e oltre ossia alla vera captivitas babilonica [2] descritta da Della Loggia, di non avere stracciato la tessera della societas perfecta, come in molti mi consigliavano:
intendo, stante l’idea costituzionale del pensiero che ho, la tessera di una Costituzione (giuridica non teologica) che fa di me un Socio di diritto di tale societas, una Costituzione i cui articoli ho già descritto altrove (in numero di sette, canonici), che a loro volta si riducono agli articoli dell’articolato pensiero individuale di Cristo, a partire da “l’albero si giudica dai frutti” (e non dall’albero, o dall’“ente”).

Fuori da ottimismo/pessimismo, io sono già ripartito dall’appena accennato articolo della suddetta Costituzione, riguardante il frutto che avrò anche come frutta.

In una intensa tournée (1991) di “parlate” pubbliche in Argentina, ivi dette “ciarle”, ho potuto riabilitare questa parola come discorso, logos, in pace col pensiero:
così, dico che possiamo senza timore riprendere con il ciarlatano Freud:
penso di meritare rispetto se mi unisco anche al ciarlatano Gesù, senza cercare di spingervi nessuno:
non potrebbe neppure venirmi in mente di fare “proselitismo”.

_____________

[1] É una bella stranezza che soprattutto nel cattolicesimo (confessione) si sia dimenticato il senso del peccato, o delitto, come atto o omissione d’atto, avente come effetto un danno, senza di che non c’è peccato o delitto alcuno.
C’è stato un tempo in cui non sapevo se considerare più penoso o più ridicolo il fatto che le confessioni si riducevano a lacrimevoli inviti a implorare la misericordia divina contro la propria “debolezza”: se un peccato è un atto, ci vuole una certa … forza!
[2] Non ricordo più dove ho criticato il “De captivitate  babilonica ecclesiae” di Lutero, 1520.

lunedì 3 maggio 2010

 

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