SIMILE E PROSSIMO

Simile non è prossimo.

Un’informazione recente:
in un luogo pubblico Tizio avvicina Caio, che non conosce, chiedendogli aiuto per decifrare un documento ufficiale qualsiasi, di comune intelligibilità, ma della cui comprensione non è certo (non si rivolge a una competenza professionistica, specifica):
Caio lo aiuta, e la cosa finisce lì.

Ma Caio potrebbe sbagliarsi sul perché lo ha fatto, e se solo butta sull’ossessivo teorizzerà l’amore per l’umanità, o l’accoglienza di cui vanno pazzi i preti che sulla carità sbagliano di grosso.

Niente del genere, bensì senza sospettarlo Caio è stato un comunista:
infatti, Tizio ha domandato formalmente ossia ha bussato (vedi sabato-domenica 10-11 aprile) senza piagnisteo o mendicheria, e senza neppure insistenza né pretesa:
c’è stata domanda da simile a simile ossia nell’ambito del riconoscimento formale del simile, o del genere “umanità”, fino a permettersi legittimamente la domanda a uno sconosciuto:
qui non si tratta di “amore per l’umanità”, robaccia!, ma di logico (o generico) comunismo.

Ricordo il tentativo di comunismo primitivo fatto da Tommaso d’Aquino, quello per cui il furto in stato di necessità non è furto perché tale stato ristabilisce la primitiva proprietà comune della terra, in cui non c’è furto:
sono certo che nessun Magistrato cristiano ha mai guardato nel becco Tommaso:
tipico della storia cristiana, che per cominciare non ha mai guardato nel becco il discorso o la ragione di Gesù, idiota divino.

Questo articolo dovrebbe ora proseguire nel senso dell’istituto del partner − in cui c’è “prossimo”, che nel genere non esiste −, quello in cui acquisterebbe appunto senso la parola “amore”, e senza neanche la stretta necessità di questa:
entro questo istituto trova posto il caso dello psicoanalista, come prossimo o partner.

L’istituto del partner non c’era in Tommaso d’Aquino come non c’è in Marx (è la mia critica a questo).

Io cerco di praticare almeno il comunismo linguistico, privo di distintivi speciali a parte l’assumere il riferimento di una generica cultura liceale:
e in particolare privo del distintivo “psicoanalitico”, che poi è un distintivo di gruppo, poco psicoanalitico e poco comunista:
Freud voleva fornire attrezzi linguistici nuovi che fossero d’aiuto a tutti, non abborracciare un gergo specialistico (che non ha saputo diventare neppure un esperanto).

martedì 20 aprile 2010

 

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