EIA-FIALLA-IOKULL, DIO VULCANO

Non so quanto correttamente, ho almeno memorizzato il nome del Dio Vulcano (islandese), Eia-fialla-iokull, conservando il bello delle due elle finali, cuore del “Bello” antico.

Dico subito che siamo nel progresso culturale della regressione, quella per cui l’infantilismo non è dell’infante ma dell’adulto, che poi lo attacca al bambino:
ecco il “disagio della Civiltà” o meglio Cultura.

Ricordo la novella dei Fratelli Grimm che leggevo da bambino, con la terna romantica Dio, il Diavolo, la Morte:
tutt’e tre propongono al soldato veterano di mettersi con loro, ma il soldato giudica ingiusti i primi due e giusta soltanto la Morte.

In fondo è un pensiero comune e corrente:
in assenza di soluzione resta questa soluzione finale, tutti morti, grazie all’antico Dio Vulcano o anche Dio Natura, come si dice “niente di personale” (tipico della nevrosi):
non occorrevano poi grandi sforzi filosofici per inventare che deus sive natura, era un pensiero banale precedente.

Banale ma non stupido quando si pensi, non a torto, alla prima idea di giustizia come soluzione dell’angoscia,
e alla morte come giustizia semplicemente perché viene meno l’angosciato.

Ma noi abbiamo il paradosso che all’angoscia siamo attaccati perché siamo attaccati all’oscuro occulto “amore” che la minaccia:
minaccia di perdita di qualcosa che non esiste.

Veni, Eia-fialla-iokull:
stupida preghiera senza preghiera (sabato-domenica 10-11 aprile, “Spazzatura religiosa d’insieme, e peggio. ‘Pregare’ ”).

Visionaria “morte”.

“Povero Dio!”, dico sempre.

lunedì 19 aprile 2010

 

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