VIRGO MERETRIX

Sabato domenica 13-14 marzo 2010
in anno 153 post Freud amicum natum

 

Sembra un ossimoro, e lo è, ma nella sua comica esistenza data da una ventina di secoli.

L’idea della virgo meretrix mi è venuta per trarre senso da una duplice osservazione effettivamente fatta ma ancora acriticamente fin dai miei più giovani anni:
1. nella cultura più o meno cattolica (diciamo religiosa) in cui vivevo, riscontravo un  bizzarro fenomeno morale:
malgrado tutto, la prostituita era sentita più vicina alla santa vergine che non l’onesta sposa:
certo, questa era classificata come brava donna, sì, ma plafonata quanto al poter raggiungere un più alto grado spirituale (la stima per il matrimonio non è mai stata molto alta malgrado le dichiarazioni di principio);
invece la prostituta era classificata come peccatrice sì ma, qualora si convertisse piangendo i suoi peccati, sarebbe passata direttamente, via perdono, alla verginità delle sante vergini,
– sia pure protestando compuntamente la propria indegnità, questo è un “classico” -,
mentre questo passaggio era pressoché precluso alle brave donne coniugate;
2. la seconda osservazione è quella della Maddalena, che fornisce il modello generale di quanto sopra:
prima prostituta (una delle peggiori stupidaggini esegetiche che io conosca), poi santavergine grazie al Buongesù:
cui l’esegesi ha sempre fatto fare la parte dell’imbecille attribuendogli la più cretina delle idee, ossia che le prostitute “amano” e perfino “molto” (un’ingiuria che dovrebbe far mandare all’inferno molti che neppure capiscono di che cosa dovrebbero pentirsi):
della Maddalena mi consta di essere stato l’unico riabilitatore, e anche di Gesù in questo episodio [1].

Ma da molti anni sono intellettualmente avvezzo a scoprire la razionalità anche nelle bizzarrie e nelle stupidaggini, in particolare quando sono co(s)miche come queste, ossia a cogliere il razionale anche nel reale lutulento (a G. W. F. Hegel non sarebbe neppure venuto in mente).

In breve, la meretrix e la virgo sono, benché su estremi opposti, ontologicamente identiche, e guarda un po’ dove va a finire l’ontologia, meritatamente:
l’identità si coglie facilmente assumendo come sistema di riferimento il tabù della verginità, ossia la minaccia (angoscia) che deriva dall’Idea di varcare, “lì” proprio “lì”, un sacro (radice del clericalismo):
un’Idea delirantemente stupida ma solidissima, e come sarebbe desiderabile che avessero la medesima solidità le buone idee, che ci vengono massacrate fin dall’infanzia:
insomma, nella meretrix l’incomodo (il sacro) è ontologicamente già tolto da sempre, nella virgo non ci sarà mai più, ontologicamente, un incomodo da togliere, sacroincomodo, clericalismo sessuale:
in ambedue è risolto alla radice il tabù della verginità:
la prostituta, tutta aperta, la santadonna, tutta chiusa, sono in comunione ontologica.

Posta la stupida Idea, non stupida è la razionalità individuata, dopo tutto è una soluzione ingegnosa:
è l’ingegno che scopriamo in tutte le soluzioni psicopatologiche, o soluzioni di compromesso (Freud).

Con l’ironia che a volte risulta dal semplice esercizio logico, ho già fatto osservare che la prostituta quanto al sesso è pura (“come un giglio” si diceva a un tempo):
infatti non le interessa il sesso, ma solo il denaro (o altri equivalenti), e quanto alla materia sessuale non è lei, dopo il primo momento pubblicitario, a mettercela, è il cliente a prelevarla dal suo corpo.

Ricordo fin dall’infanzia la più isterica delle mie zie, chediolabbiaingloria, una vergine assatanata (la “virgo diabolica” di Alberto Magno [2]), che tra le sue tante attività caritative si dedicava con passione all’assistenza di quelle che chiamava “le sue puttane”.

____________

[1] “Lei e lui.. La decisione”, in: SanVoltaire, Guaraldi, Rimini 1994, pp.139-142.
[2]  “Virginitas diabolica”, in: SanVoltaire, Guaraldi, Rimini 1994, pp. 197-200.

 

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