SANTO STALIN, OVVERO: NON SE NE PUÒ PIÙ

di che?:
del sesso.

Conosco molti cui piacerebbe sorvolare su alcuni piccoli eccessi sanguinari e autoritari staliniani, per invece ritrovare in Stalin un sobrio se non proprio santo moralizzatore della vita sessuale collettiva e un difensore della morale famigliare, cose veramente da Collegio nostrano (e del resto, non è forse stato un seminarista?)

Tutto vero, qualche cenno ne è appena stato dato nell’articolo da Mosca di Nicola Lombardozzi, “Stalin. Niente sesso, siamo comunisti. La crociata moralista del dittatore” (Repubblica, 10 marzo):
ricordo che al riguardo già J. Lacan ironizzava sulla buona moglie sovietica che, al ritorno dell’operaio stanco dal lavoro, gli prepara il bagno e lo friziona (frissonne).

E non facciamoci tante illusioni sul “puritanesimo” inglese.

Del sesso non ne può più nessuno, nemmeno gli esagitati libertini sadiani né i cultori odierni di “sesso estremo”:
già Freud osservava che nella nostra “sopravvalutazione”  di esso − come se esistesse un “esso” −, non aspiriamo che a sbarazzarcene, a “farlo fuori” come usa dire, senso corrente dell’espressione “fare sesso”.

Per dirla tutta, meglio sarebbe non poterne più del fatto che il sesso continua a essere il capro espiatorio universale di un disordine che non vi trova fonte e neppure spunto o occasione:
è il disordine di tutti gli inconvenienti in-con-venienti, che si oppongono al rapporto, all’appuntamento per il frutto:
il sesso continua a essere compromesso nel senso di invischiato in un brutto affare che non lo riguarda, col rischio di non venirne più a capo.

Con la ritorsione vendicativa − vendetta senza imputazione − esso diventa un occulto punto di vista  totalizzante, per la malasorte di tutti:
totalizzante anche le morali, tutte sessuomani non sessuofobiche salvo che per copertura.

Qualcosa resta da dire, e precisamente su ciò che accomuna la prostituta e la santadonna, ossia su ciò che consente di ironizzare su Santa Prostituta come su Santo Stalin (sull’argomento c’è molto materiale).

giovedì 11 marzo 2010

 

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