MARCELLINO, O LA PEDOFILIA CHE VIENE DA LONTANO

La capacità
– ma ricordiamo che esiste anche la capacità delittuosa –
di dire sciocchezze mostruose può essere ancora oggi sorprendente, e ha di buono solo il fatto di confermare che non siamo animali nemmeno allo 0,00000000000000001%:
con una battuta che vado ripetendo, nessun animale potrebbe essere tanto bestia.

Tra le sciocchezze più recenti, c’è la tesi che tanti preti sarebbero pedofili a causa del loro celibato:
ma si può?!, infatti logica vorrebbe che semmai dovrebbero avere più o meno nascostamente un’amante, il che in passato li faceva classificare come “preti indegni”:
il che sono spesso stati fino al Cinquecento, Papi compresi, e non me lo vedo un Papa Borgia pedofilo.

Oltre alla sciocchezza c’è qui anche un crimine ideologico, quello di confondere donna e oggetto della pedofilia, ossia donna e feticcio:
se esistesse ancora un po’ di femminismo d’assalto, questo insulto non sarebbe stato lasciato passare impunemente.

É l’amore pedagogico per i bambini, o la pedo-filia di partenza, a diventare prima o poi la pedofilia di cui si parla.

Un piccolo ma noto manifesto della pedofilia remota è “Marcellino pane e vino”, film del 1955:
Marcellino è l’oggetto dell’“amore” comune dei monaci
− piuttosto,  sarebbe meglio il mozzo “recchione” delle navi veneziane del passato −:
i buoni Padri di Marcellino sono, logicamente parlando, una banda di pedofili ancora latenti:
mi piace ricordare che da ragazzo questo film non mi era piaciuto affatto.

I cristiani sono andati sempre più pazzi (almeno dopo Lutero) per la pedagogia, o l’educazione, e ciò è molto molto bizzarro:
infatti (parlo per chi non ci crede come per chi ci crede) il cristianesimo fa partire tutto, per l’individuo, dal battesimo, anche se in sé è una cerimonia da niente, a rigore non ci vuole neanche il prete:
da esso l’individuo viene costituito, come da una Costituzione, socio e erede (“figlio”) indipendentemente dall’età (a pochi giorni di vita come a trent’anni), ossia legame sociale e titolarità precedono e debordano da ogni parte l’educazione:
di più, l’educazione successiva non dovrebbe avere altro scopo che di coadiuvare l’individuo a coltivare legame sociale e titolarità già rese immanenti all’individuo stesso:
la pedofilia è diffusa ai quattro venti, ma nel cristianesimo deriva dall’attacco pedagogico al primo dei suoi sacramenti.

Freud, senza affatto curarsi del battesimo, chiamava la Costituzione di partenza “Principio di piacere”.

Avvio l’idea che l’oggetto-feticcio, o la sostituzione della donna con un oggetto (qui il bambino stesso invece delle mutande della ragazza), o la perversione, è il prodotto della primarietà dell’educazione come sostituto della primarietà della Costituzione, sostanza contro forma.

Costituzione significa che c’è un titolare, o io, che la pedofilia abolisce, con una violenza soft o oleosa che continuiamo a ignorare:
oleosa o “amorosa”, la sola irresistibile.

Questa sostituzione è tipica dell’Utopia:
tra i piedi troviamo sempre Platone, che dalla sua tomba può continuare a vantarsi di tenere il banco dell’eternità, il Banco universitario dell’educazione versus Costituzione con titolare:
la bestemmia più radicale è “Dio educatore” equivalente a “Dio pedofilo”:
secondo i miei conti questa bestemmia ha almeno otto secoli.

giovedì 18 marzo 2010

 

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