“É PIU’ FORTE DI ME”

Questa frase ricorre nel nostro speech quotidiano, e in particolare in molte sedute.

É facile osservare, ma non lo si osserva, che essa vive non della costatazione (quale è il soggetto di “è”?) ma della credenza:
fare questa scoperta aiuta la guarigione, aiuta e basta:
con essa ha inizio nell’individuo un nuovo pensiero, quello che sa riconoscere il sistema di credenza obbedendo al quale si producono i suoi disturbi:
la stessa espressione “più forte” nasce dal sistema di credenza di cui è tipico.

Per una volta rifaccio uso del vecchio lessico freudiano:
in questa frase “es” non designa affatto l’es bensì il superio, appunto un sopra-stante presupposto esistente da una fedeltà credente, incrollabile benché cieca perché non ne sa nulla:
la forza di questa credenza priva di fede è una forza assente, una volta individuata la credenza stessa (nell’“amore” anzitutto):
tale forza è derivata anzi succhiata dalla mia da un vampirismo indegno
(ho sempre odiato l’espressione “dare i succhiotti ai bambini”).

Neppure le credenze storiche positive, le religioni più cogenti, neppure “Dio lo vuole!”, sono state tanto forti:
in paragone a “É più forte di me”, “Dio” è un bonaccione:
il Buondio è sempre stato sottomesso al Superio, in cui la “Sua” decantata onnipotenza va a farsi … maledire:
il vero problema dei credenti è quello di non credere affatto.

Si trovi un modo per intervistare “Dio”, così da chieder”Gli” se davvero gli preme essere “più forte” e “più grande”:
a mio giudizio risponderà di no, confermando così quello che io già so di “Lui” senza scomodarmi a intervistarlo:
come lo so?, ma è semplice:
perché è ridicolo, non è questa la sovranità, e “Lui” se esistesse non vorrebbe essere ridicolo, o un fenomeno da baraccone, o uno spettacolo pirotecnico:
sovrano non è chi è più forte o grande, ma chi non riconosce più forte o grande, “superiorem non recognoscens

La mia stima per Gesù parte dal trovarvi uno non sottomesso al Superio:
ma la storia del Cristianesimo glielo ha largamente sottomesso.

C’era una volta l’advocatus diaboli, io faccio l’advocatus dei, e ciò per interesse personale e autodifesa dato che io sono fatto a sua immagine e somiglianza.

mercoledì 17 marzo 2010

 

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