SALE IN ZUCCA (ZUCCHE VUOTE II)

Il tema “zucca” è appena ricomparso nel mio studio, con la domanda “Come avere un’idea?”, sia pure nella forma “Io non posso avere un’idea” o, predittivamente, “Non avrò mai un’idea”:
rispondevo con la mia crudeltà solita:
“Lei non avrà mai un’idea!”, non come condanna ma come buona notizia.

Anni fa informavo che V. van Gogh iniziava copiando per anni opere di pittori, e ciò ne ha fatto il van Gogh che conosciamo.

è solo un vecchio stupido errore educativo la proibizione a copiare (che cosa?: una materia scritta).

La scuola dovrebbe indurre a copiare, cioè alla prima fonte del sapere per tutti e a vita:
cioè a prendere nota, carta e matita, dicobene carta-e-matita ossia un atto intellettuale, atto e intellettuale.

Nessuno produce un’idea, se non in seguito a un eccitamento cioè esterno (materia: quadro, libro, acino, discorso, …)  in cui il soggetto si denota come umano per la sua eccitabilità ossia suscettibilità a farne qualcosa:
l’uomo non ha “esigenze” (se non patologiche) ma eccitabilità.

La mia cara zia, la mia Zia per antonomasia, Corinna, mi ha ammaestrato fin da bambino pur non essendo andata oltre la terza elementare:
“Sito dolzo de sale!” (= sei dolce di sale), diceva sempre, cioè senza sale in zucca, anche se poi ho dovuto metterci del mio, in questa frase già salata, per scoprire che il sale ha inizio da fuori.

Non si pensa mai, e precisamente non lo si osserva (l’osservazione è già pensiero), che la materia-prima della vinificazione, uva restando cioè materia, non è l’uva ma la scoperta dell’uva, ossia il pensiero che si potrebbe farsene qualcosa:
è da questo pensiero,
– che unito all’uva la trans-forma in materia prima, cioè rende spirituale la materia lasciando materia la materia:
lo spirito si materializza (si “incarna” dicevamo un tempo), non è la materia che si spiritualizza, sadismo -,
che non solo ha inizio la vinificazione, ma anche la non-naturalità del vino fin dal primo momento, in cui l’uva diventa materia prima ossia acquista esistenza.

Ma non importa sapere chi ha avuto questo pensiero per primo:
importa che non ha nessuna importanza saperlo, neppure se sono stato io:
ecco perché il sogno mi ammaestra come se mi venisse dall’esterno, ma molti non se ne lasciano eccitare, cioè  non lo elaborano ossia lo odiano come il paranoico odia l’eccitamento.

La differenza dei sessi è come l’uva:
essa eccita ma non eccita sessualmente ossia causalmente (l’oscura e fanatica idea di “istinto” sessuale), bensì il pensiero è eccitabile a farsene qualcosa:
allo stato dell’arte perlomeno la vinificazione la facciamo, mentre con la differenza dei sessi non vinifichiamo gran che, salvo usarla per fare la pubblicità al vino:
come tale, la pubblicità è virtuosa, benché non quanto basta a beatificarla.

Non ricordo con esattezza da quanti anni traduco ec-citamento con “vocazione”.

venerdì 12 febbraio 2010

 

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