“NON RAGIONIAM DI LOR, MA GUARDA E PASSA”

Sabato domenica 27-28 febbraio 2010
in anno 153 post Freud amicum natum
Slogan politico attuale

 

Antidantesco quale sono, faccio però mio 1° come psicoanalista, 2° come attore politico uniti
– 1° regola in una stanza, 2° slogan in piazza -,
questo verso dantesco (Inferno 3, 51).

Ho già detto e ripetuto che l’Italia è già stata all’avanguardia benché nel peggio, in questo momento nell’attacco alla debolezza meiopragica del Diritto:
è questo l’anello debole, e c’è chi lo sa con “istinto” sicuro e per questo lo colpisce con ignavia o viltà tracotante e indifferente.

Dice bene l’etimo della parola “ingiuria”, iniuria come in-iuria:
non so quanti abbiano almeno sospettato che l’ingiustizia è iniuria.

La mia visitatrice docente universitaria di Diritto si domandava, nel massacro odierno del Diritto in Italia, che senso avesse ormai il suo Corso di introduzione degli studenti al Diritto stesso, e io l’ho trovata un’eccellente domanda:
quanto a me, so soltanto che conviene cambiare prospettiva, ossia sapere che al Diritto siamo appena arrivati benché in millenni, e che esso resta da fare.

Ecco perché dedico il mio tempo alla concezione del pensiero (come tale individuale) in quanto giuridico, giuspositivo, come fonte di un Ordine che chiamo Regime dell’appuntamento:
a costo di sembrare semplificatorio, dico che io pongo Diritto quotidianamente per mezzo della telefonata con cui stabilisco un appuntamento:
“appuntamento” è parola grave, significa che non c’è atto in cui non ne va della pelle.

Tutto è stato fatto, nella Modernità stessa, contro questa concezione del pensiero e per confermare la debolezza del Diritto esistente:
mi riferisco anzitutto alla concezione kantiana del Diritto positivo come esteriorità, del Diritto naturale come anch’esso esteriorità benché un po’ meno e un po’ più in su, per finire nel top sub-ordinante il tutto come Legge morale, ossia finalmente l’impero dell’interiorità-moralità come extra- se non anti-giuridica, in ultima analisi mistica:
Freud ha riconosciuto subito nella Legge morale kantiana la ferocia del “Superio”.

Kant ha colto bene l’inconsistenza del “Diritto naturale”, e di questa inconsistenza ha fatto un’arma antigiuridica:
la viltà morale, “ignavia”, del pensiero contemporaneo sta nel non riconoscere che la Legge morale kantiana stava a pennello anche al Nazismo, che ne ha fatto una forza della sua violenza.

Non partecipo più alle conversazioni mondane, serate o pranzi, in cui si chiacchiera molto seriamente di B. e anti-B.:
applico così il detto dantesco.

Molto più in generale, do rilievo al concetto giovanneo di “Mondo”, quello che non recepisce affatto (non receperunt):
ma così ne sottolineo non la violenza ma l’impotenza:
la violenza deriva dall’impotenza, ma chi altri lo dice?

É la stessa impotenza del Salmo che cito sempre, occhi che non vedono orecchi che non odono:
non critico il Potere bensì, pateticamente, l’impotenza a tutti i livelli con morti e feriti sul terreno.

 

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