1000000000000000000000000000000000000000000000000000… = 10 100

Sabato domenica 20-21 febbraio 2010
in anno 153 post Freud amicum natum

 

… e i precari:
o il Mondo come tanti numeri verdi cui non risponde nessuno:
diventeremo tanti E. Munch che indossano altrettante T-shirt con su stampato “L’urlo”?

Una vecchia storiella comica di patto con Diavolo:
un uomo inibito, magrolino, modesto impiegato, mediocremente sposato, vende l’anima al Diavolo in cambio di diventare un grand’uomo, un great man:
il Diavolo, sempre di parola, lo “accontenta”, e al risveglio l’uomo si vede allo specchio un big man, grande e grosso.

Fa il paio con quell’altra in cui Fausto Bianchi vende l’anima pur di diventare felice:
l’indomani nella carta d’identità è diventato “Felice Bianchi”.

Al… Diavolo!, che cosa?:
al diavolo “grande/piccolo”, e anche felice/infelice (ne ho scritto in “Esigenza?”, sabato-domenica 13 e 14 febbraio).

Non so calcolare quante miglia quadrate di carta ci vorrebbero per scrivere tanti zeri:
in ogni caso i matematici, più furbi ed economi di noi, occupano solo un quadratino da niente scrivendo 10100 :
insomma la differenza comica tra big apple e small apple (distinzione precedente).

Ho e abbiamo già parlato di Robinson (D. Defoe, 1718), l’uomo della small isola che in realtà non si è mai allontanato dalla big City di Londra:
pochi anni dopo arriverà coerentemente come seconda puntata Gulliver (J. Swift, 1726) che, senza mai lasciare la City neppure lui, la “analizza” (brutta parola!) come big-composto di tanti small-elementi:
i Lilliput, Blefuscu, Brobdingnag, Laputa, Balnibarbi, Glubbdubdrib, Luggnagg, Struldbrug, Houyhnhnm, Yahoo, mostri(ciattoli) di un mostro.

Finirà che Gulliver, non sopportando l’odore della razza umana, andrà a vivere nella sua stalla:
ritorno al narcisismo, il puzzo-al-naso-e-al-culo di Narciso, da cui era partito.

La differenza tra big e small, l’isola e la City, è solo quella tra 1000000… e 1010 :
si tratta di lasciar cadere questa differenza.

Il mio intelletto freudiano non assume il punto di vista “critico” di Swift:
io assumo il punto di vista critico della guarigione, sapendo di essere stato o di essere ancora lillipuziano eccetera, ossia in rete (patologica).

Freud aveva visto giusto riconducendo, con la sua sobrietà logica, tante tipologie swiftiane a nevrosi-psicosi-perversioni, distinte tra loro (diagnosi differenziale) ma in rete tra loro, che hanno la guarigione, o la sua pensabilità, come unica critica.

Quei famosi “matemi” di J. Lacan, oggi non più famosi per nessuno, significavano semplicemente che la distinzione grande/piccolo è patologia.

I precari pregano troppo.

intanto resteranno precari e nessuno starà a sentire le loro preghiere, né le loro maledizioni perché non c’è giustizia:
che smettano di pregare 1010 perché esso è irrimediabilmente sordo.

Allo stesso tempo non è più tempo di “lotta dura senza paura”, e se anche servisse lo potrebbe a partire dalla cessazione delle preghiere senza orecchio udente (“fiant aures tuae intendentes).

I Partiti della solita “opposizione” non sanno parlare così, e i voti dei precari sono deprecabili, ci vuol altro che fare opposizione.

Poi mi innesterò su Marx, che detestava i precanti per i precari, oggi detti “Sinistra”, cani perduti senza clergyman.

 


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