C’ERA UNA VOLTA …: I TAROCCHI

Bei tempi!, quelli in cui il grande Copernico faceva professionalmente l’oroscopo del giovane Wallenstein (e di altri aristocratici);
o anche quelli in cui più popolarmente si mettevano al lavoro seri professionisti della cartomanzia, che poi erano solo dei bravi psicologi pratici con lo scopo di dare soddisfazione al cliente per mezzo dell’illusionismo delle carte:
alle quali si può far dire qualsiasi cosa – provare per non credere più, proprio come il cartomante che non ha illusioni.

Lasciamo ogni speranza nella nostra epoca della massima predicibilità:
che tale è perché il predetto è semplicemente un prodotto, come il coniglio che esce dal cappello solo perché ci è stato fatto entrare, e tutto il “mistero” sta qui:
è il problema conigliesco dell’educazione, irrisolto, o peggio nessuno pensa a risolverlo, anzi.

Insomma, anche la magia ha perso la sua fragile trepida credibilità, come già la religione (aveva ragione Marx quando diceva che “la critica della religione è per l’essenziale finita”):
bei tempi! (non mi prenderete alla lettera), quando i religiosi bruciavano streghe e stregoni sulle piazze, ossia sapevano ancora distinguere religione e magia e, più tardi, quando si sapeva ancora distinguere tra scienza, religione, magia e letteratura.

Oggi, caduta la religione, caduta la magia
– e in procinto di cadere il privilegio distintivo della scienza, e in tempi di letteratura sempre più ripetitivo-compulsiva, e spesso francamente cattiva -,
si tenta una nuova alleanza con-fondendo religione e magia (ecco perché si è smesso di bruciare le streghe, non per umanità perché anche bruciarle era molto umano):
con “sintesi” nell’occultismo:
siamo all’occultismo, non al “ritorno della religione”.

Potrei riempire un libro voluminoso con la documentazione del fatto, trovandone documenti in ogni dove comprese sedi insospettabili:
ho ancora in mente e in biblioteca l’articolo in cui un eminente teologo faceva l’apologia occultista dei tarocchi.

Già Freud profetizzava la “nera marea dell’occultismo”:
cui associo il docetismo, non quello dei docetisti di venti secoli fa che erano soltanto dei logici, ma il nostro, indiscusso generale e ecumenico.

Vorrei commentare prossimamente il fatto che poco fa in Alto Loco gli economisti sono stati omologati ai cartomanti, anticipando però la domanda:
che cosa sono i disoccupati in Cultura docetista?:
sagome, extracomunitari, non plebe che a Roma era una cosa seria.

Milano, 22 gennaio 2010

 

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