UNA UNIVERSITÀ DEL MODO DI DIRE

est modus in rebus

 

Ho appena prestato a Orazio nelle Satire più di ciò che ha creduto di dire ma, avendolo detto, meritava il prestito:
infatti ha detto che le cose non sono senza modo:
il suo detto merita di prefare e fare una Università.

Per anni ho parlato con tratteggio ininterrotto dell’Idea di una Università
– valida retroattivamente anche per le scuole elementari -,
ma mai come in questa settimana nei tre precedenti articoli “Per modo di dire”:
si vive e si muore per modo di dire, con tutto ciò che intercorre:
osservo che con questo “inter-corre” ho sbagliato modo, infatti ce ne sono due:
quello dell’inter-correre tra vita e morte (è l’errore comune a Sfinge e Edipo e a tutti quanti), e quello del vivere liberi da tale intercorrenza tra limiti, ossia dalla morte come limite:
non sto facendo il saggio, né (cosa diversa) il santo:
infatti già il bambino non ha quel limite, con logicità senza saggezza né santità.

Prima o poi parlerò della vecchia Università, a partire da quella medioevale, come dell’“Università dell’innamorato”,
o della cosa senza modo:
sarà, tra altro, il mio modo di illustrare il “discorso universitario” di J. Lacan.

Milano, 10 dicembre 2009

 

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