PER MODO DI DIRE (III): TRASFIGURAZIONE, O PANE AL PANE

Precede “Per modo di dire” di lunedì 7 dicembre.

“Pane al pane e vino al vino” non lo sa dire quasi nessuno illusioni a parte, e più vistosamente “vino al vino”:
infatti lo si dice, ahimè, per … modo di dire, dicendo che il buon vino è “naturale”, mentre ciò è manifestamente falso e perfino idiota:
il vino, buono o cattivo che sia, è sempre e solo arte-fatto, sofisticato (magari!):
non mi si replichi che si “voleva dire” invece “contraffatto”, perché questa parola si oppone non a naturale ma a artefatto:
il vino non ha nulla di naturale, perché la natura implicatavi ha subito subìto la prima trasformazione, o artefazione, in materia prima, l’uva per la vinificazione:
il vino non è lo sviluppo di una uvologia dell’età evolutiva della vite:
“vino al vino” designa dunque una trasfigurazione della natura, né evoluzione né educazione:
la natura si rende semplicemente utile nell’ignoranza incolpevole della propria utilità.

La scienza dell’uomo
– non le “scienze umane”, correttamente definite da J. Lacan scienze della nostra servitù -,
è quella della scoperta che non esistono che modi di dire, che non esiste “cosa” se non secondo il modo di dire la cosa, cosa e modo sono una sola cosa:
il modo di dire si contrappone alla distinzione “farisaica” tra contenitore e contenuto, che del contenuto fa “vermi” ossia corpus vile.

Il corpo di tutti i giorni, che malgrado la nostra ignoranza colposa o dolosa è corpo trasfigurato,  non è il corpo medico, che è sempre corpus vile anche in clinica di lusso:
con riferimento alla psicoanalisi, l’analisi non è dialisi.

Il passaggio al corpo in quanto non-medico è cosa fatta in quanto il parlare, anatomofisiologico come e più di ogni altro moto del corpo , è passaggio al primo moto materiale del corpo trasfigurato, moto non “spirito” né “la parola”:
parlare è sempre trasfigurazione, anche quando si parla male o peggio

Come hanno potuto gli psicoanalisti non accorgersi che “pulsione” in Freud significava che il corpo in quanto umano esiste solo trasfigurato?:
– “pulsione orale” è il mangiare trasfigurato, non animale -,
perfino quando è sadico:
anche il sadismo è modo di dire, descrivibilissimo in una pletora di frasi correnti, basta che cadano le fette dagli occhi sulla formazione reattiva.

Gli esempi sono moltiplicabili per cento, anzi sfido a trovare nell’esperienza dei non-esempi.

Uomo e donna non sono modi di dire la natura:
si può sì dire così, ma ne va della pelle di uomo e donna, ossia il dire è un fare:
quando i sessi sono pensati-detti come natura (anatomofisiologia, ginecologia, andrologia, medicalmente utili), c’è quanto basta per la diagnosi di psicosi, che delira l’associazione di interno naturale e interiorità sovrannaturale
– devo essere più esplicito?: l’interno vaginale non è l’interiore, salvo farne le interiora scannate di Jack the ripper -:
la psicosi non fa l’amore, nei due sensi dell’espressione:
fare l’amore non è mai corpus vile, neppure nella débauche più stupida e lutulenta:
la realtà (fantasma) è la somma delle due interiora (una somma in cui convivono prostituzione e mistica), il reale è … vedete voi.

É sufficiente parlare del bambino come di un … “bambino”, infantile, per avere già messo in atto un modo di dire come modo di produzione, appunto la produzione del bambino che in natura non esiste:
che è poi un modo di ri-produzione, non quella sessuata bensì quella dell’infantilismo, in cui eravamo già stati prodotti noi stessi.

Quando il bambino è pensato come “bambino”, ossia per principio pedagogico, questo è il principio stesso della pedofilia, feticcio:
si tratta di rinnegamento del bambino-Mozart, quello che in due anni si fabbrica da autodidatta anche il clavicembalo:
poi, potrà digerire cioè integrare anche la pedagogia da autodidatta:
il bambino è economo, non rifiuta nulla.

Quale è il modo di produzione di una donna?, dato che in natura non esiste?, e che nell’Ideale esiste come “La Donna” Oggetto-causa delle catastrofi psichiche:
salvo l’ingiuria civile che ne fa la “quota rosa” dell’umanità, o almeno del Parlamento e dei CdA.

Termino per non continuare:
il modo di dire la produzione vale anche per le idee, per gli enti, per il padre, …, non continuo a stilare il sommario:
chi l’avrebbe detto che anche “Dio” esiste per modo di dire, ossia che la sua esistenza è legata al modo?:
se fosse sarebbe un Dio am-modo:
non ho un Dione.

Il prete di tutte le religioni e s-religioni è quello il cui modo di dire produce il corpo come naturale, ossia il vino come succo d’uva a dir tanto.

Milano, 9 dicembre 2009

 

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