Negli ultimi giorni, in particolare ieri, ho scritto articoli intensi nel loro rapporto con l’attualità:
anche se i miei articoli sono tutti in rapporto con l’attualità, che fa sempre parte implicita del loro canone:
oggi riprendo qualche filo.
Innamoramento e gruppo o massa sono i due casi di menzogna sull’amore, tale che amore → violenza:
la più negata delle relazioni.
Nell’uno e nell’altro viene minacciato il ritiro dell’amore, una minaccia (angoscia) peggio che mafiosa, una minaccia per pagare la quale si farebbe, e si fa, qualsiasi cosa:
la mafia dell’amore inizia nell’infanzia.
La violenza è la volontà stessa quando diventa volontà di censurare un pensiero:
la censura è imposta dall’amore mentito (“certe cose non si pensano”):
ecco la relazione amore → violenza, che sociologicamente produce una maggioranza di persone che non farebbero male a una … mosca, persone temibili perché non siamo mosche:
il truismo che la violenza viene da un amore, è la verità cui si oppone la maggiore tra le resistenze.
Quando non è volontà di censura, la volontà si chiama voglia, cosa non da “superuomo”:
questa mia definizione è combattuta da tutti i secoli:
la volontà di violenza si esprime anche nell’atto linguistico che condanna le “voglie” (anche quando le ammette con il sorriso sulle labbra), mentre “voglia” è solo un nome del desiderio che, se è, segue la sua strada senza guerra.
La volontà non-voglia si fa massa, il successore dell’innamoramento della “giovinezza” e prima ancora dell’infanzia.
I nostri anni “vedono” la massima separazione storica tra volontà e potenza, o anche la massima riduzione storica del Potere con la P maiuscola o minuscola:
la violenza è solo un surrogato patetico del Potere che non c’è:
un surrogato appena mascherato dalla sofferenza risultante, maschera della superbia degli Impotenti della terra.
Si tratta di distinguere a tutto spessore volontà di violenza e desiderio di potenza ossia di potere qualcosa:
che è vero desiderio e rarissimo.
Allo stato attuale i “Potenti della terra” sono una frana:
questa è una verità politica mondiale, da cui potrebbe prendere le mosse una politica senza superuomini:
oggi l’impotenza tiene la scena politica.
Milano, 18 dicembre 2009