“AMOR CH’A NULLO AMATO …”: IL CRIMINE CONTINUA

Cronaca, cronaca, cronaca continua, spesso cronaca nera, ancora …!:
per diritto o traverso, quasi non trovo notizia del mondo che non implichi il verso dantesco, e la stessa delusione amorosa proclamata irreversibile e cosmica ne è solo l’aggravante melanconica:
il disincanto è formattato come l’incanto.

Perdono tutto a Dante, per il merito di averci squadernati in questo verso:
è stato un vero moderno, potrebbe essere passato per il mio divano, senza guarire ma con risultati.

Nessuno ha mai potuto sottrarsi al fascino della frase criminale

“Amor, ch’a nullo amato amar perdona” (Inf. V, 103):

per questo siamo malati.

Il fascino o incanto è il medesimo delle Sirene di Ulisse, con naufragi e ossame.

La frase deve essere tradotta nell’equivoco di “perdona”, con una traduzione che vuole l’uso di triplici virgolette:
“Amore” (senza significato) che a nessun “amato” (senza significato) dà esenzione dall’“amore” (senza significato),
– la non esenzione essendo imperativa: non c’è esent’amore come non c’è esentasse -:
questi tre “senza significato” danno l’esatta misura del comune, collettivo, aver perso la testa.

Senza significato sì ossia il “significante” lacaniano, ma ciò non mi ha impedito di assegnargliene uno:
quello di crimine, che poi si passa la vita a rimediare senza imputazione, pagando tasse incessanti senza neanche un fisco che le riscuota:
ancora diseconomia.

Quante volte ho ricordato che l’“Iliade” è il romanzo per cui si comincia facendo l’“amore” e si finisce facendo la guerra?:
questa realizza il senso di quello.

Dante descrive l’imporsi istantaneo dell’“amore”:
click! o colpo di fulmine, inganno perché toglie il tempo al pensiero che non può fare la sua giocata sia pure nell’assenso:
è un colpo di genio quello di far narrare a Francesca che “Galeotto fu il libro” ossia “una Teoria è stata il nostro ruffiano”, non l’istinto o analoghi fanatismi naturalistici (prendo dalla sagacia di V. Sermonti la parola “ruffiano”).

Il marxismo ha sbagliato a non distinguere ideologia da Teoria, e c’è voluto proprio Stalin per dichiarare che il linguaggio non è una sovrastruttura ideologica:
la “fine delle ideologie” ha rinforzato le Teorie.

Noi cristiani abbiamo subito perso la testa, rinforzando la Teoria (innamoramento) per il fatto di proiettarla in “Dio”, con il pretesto che in noi uomini è ancora troppo imperfetta, ma solo perché a volte abbiamo il residuo buon senso di non darle troppo retta.

Il crimine continua “amandoci” tutti come fratelli:
chi non sa che solo dei fratelli possono odiarsi davvero?:
con le sorelle va già meglio, ma con eccezioni non riconosciute (Antigone e Polinice, che hanno illuso anche Hegel).

Milano, 06 novembre 2009

 

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