“ODDIO CHE ANGOSCIA !”

e cento frasi simili:
chi continua a pronunciarle non guarirà mai.

Tale frase è costruita come “… che mal di denti!, che mal di stomaco!, o lo tsunami!, o il terremoto!”, tutti fenomeni della causalità.

L’angoscia è solo umana:
certo, anche gli uomini soggiacciono alla causalità (denti eccetera), ma vi soggiacciono come i cavalli ossia veterinariamente
– chi rammenta quel film “Ma non si uccidono così anche i cavalli?” -,
invece l’angoscia, ma anche la pace, è soltanto umana, pensiero e frasi.

L’angoscia è il dolore che segnala l’amore del pesce che ha abboccato all’amo, l’amo-re o il regno dell’amo:
un amore non mal riposto, come in una storia infelice, ma non posto, presupposto (dall’amo del parlar d’amore), senza partner o appuntamento, senza offerta né domanda, come il “coltello senza manico e senza lama”:
sorge come la minaccia di una perdita inafferrabile perché manca il termine perdibile (come invece nel lutto).

La teoria causale dell’angoscia (“oddìo che angoscia!”) si contro-propone come ostile alla verità che non c’è nulla da perdere nel null’amore, e che la sua irresistibile minaccia, una volta riconosciuta questa nullità
– come in Diritto canonico si parla di “nullità coniugale” –
è risibile.

L’onesta causalità naturale è trasposta in dramma causale, anche litigioso (“fare causa”):
in cui recitano individui, letteratura, spettacolo, giornalismo, politica:
la causalità sull’angoscia è un Partito, trasversale e mondiale.

Al null’amore mentito si risponde, nel disconoscimento di esso, con una sacrificale fedeltà assoluta, quale neppure a Dio è mai stata data:
le religioni hanno cercato di accaparrarsela vivendone di luce riflessa:
offrendo in cambio uno sconto di angoscia (beh, è già qualcosa).

Ma aderireste a un “Dio” ansiolitico?,
chiamereste “pace” la riduzione dell’angoscia?:
ma almeno quest’ultimo caso è onesto, considerato quanto facciamo e spendiamo per ridurla (anche qui c’è almeno un po’ di verità).

Il lavoro psicoanalitico è fatto affinché non si dica più “Oddìo che angoscia” e cento altri fatti linguistici (cioè comportamentali):
ossia per la guarigione dalla patologia non clinica, di cui la patologia clinica è semplicemente al rimorchio.

La parola “verità” inizierebbe a mettere fuori la testa, contro la prima menzogna che è menzogna sull’amore:
la verità ha inizio come verità sull’amore.

Milano, 05 ottobre 2009

 

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