IL QUARTO POTERE

Tanto si disputa oggi di Costituzione, e di Giustizia, da riformare:
tutto ciò nella comune e solenne dichiarazione di volere, quanto ai tre Poteri – 1° legislativo, 2° esecutivo, 3° giudiziario -, quel loro equilibrio nella distinzione che fa la Democrazia, eccetera.

Nella mia devozione al giornalismo, o alle ventiquattrore, rammento quel film che voleva la stampa come Quarto potere, appunto “Quarto potere” (Citizen Kane) diretto e interpretato da Orson Welles (1941):
di questo film annoto la Psicologia fallimentare che implica.

Il Quarto potere (ma non dovrei porlo in serie, dovrò tornarci) è un distinto Potere giudiziario
– appena rintracciabile ossia esistente solo in tracce -,
che ha la verità come imputazione, adaequatio intellectus ad actum, come potere o competenza universale a sede individuale:
che sa riconoscere, con modestia come virtù politica, il 3° potere nella validità (per tutto il suolo nazionale), non obbligatoriamente nella verità.

La Storia del … pensiero ha censurato l’idea di verità come giudizio imputativo riferito a un atto.

Rinnovo il mio solito espediente teologico, dicendo che se “Dio” esistesse sarebbe mio imputato nella verità, quella del suo atto di bene-ficio anziché di male-ficio:
secondo una norma la cui sanzione è la riconoscenza:
ma la distinzione tra sanzione premiale e penale, per un atto innocente o nocente, resta impensata.

Nessuno “gode” di immunità dal mio giudizio imputativo, e per primi coloro che hanno operato con atti di pensiero e linguistici su di me anteriormente a me:
e per primi Parmenide e Platone, e altri Greci, anzitutto per avermi fatto smarrire quanto all’essere la verità imputativa ossia la verità di un atto:
lo smarrimento del pensiero è il primo danno da atto imputabile, distinguibile poi in doloso colposo preterintenzionale, eventualmente con circostanze attenuanti.

Ancora su “Dio”, prima di imputarlo premialmente voglio sapere se e che cosa ci guadagna lui:
non per diminuirne il profitto (invidia), al contrario:
bensì perché non mi fido di chi con me non ci guadagna, di chi confonde (e mi confonde) gratuità con disinteresse e spassionatezza:
queste due afferiscono a delitti assoluti, e di massa, mentre interesse e passione possono sì far produrre delitti, ma tutto sommato ne ammazzano pochi.

La parola “amore” riacquista cittadinanza come un nome, fungibile, della verità come giudizio su una partnership fruttuosa, anche solo al futuro anteriore in quanto non escludibile pregiudizialmente.

Posso dire che imputo e amo Freud per avere posto per primo i termini del Quarto potere, anche ponendo un Processo per la verità:
ne ho estrapolato il Tribunale Freud, dentro e fuori le mura dello psicoanalista:
ma tocca allo psicoanalista accorgersi che è fuori anche il dentro:
ne viene l’invenzione di un Giornalismo compiuto.

Almeno alcuni psicoanalisti sono stati sensibili al nesso verità-guarigione:
quando questo nesso avviene, abbiamo un nuovo desiderio:
osservo sempre che è di desideri che siamo a corto, e che la povertà in desiderio ci rende anche materialmente poveri.

Nel Quarto potere potrebbe anche guarire il Giornalismo da sbadiglio.

Tra gli sviluppi di questo appunto, resta da commentare il detto “la verità vi farà liberi”, già implicito al nesso verità-guarigione.

Milano, 19 ottobre 2009

 

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