“IL PUNTO É …

[Questo articolo, stabile fino a domenica 18 ottobre, collega due appuntamenti della settimana:
1. quello di mercoledì-giovedì 14-15 ottobre in Sicilia, a Messina, in cui parlerò del Regime dell’appuntamento, un regime che appunta almeno due punti, senza “il punto”;
2. e quello di venerdì 16 ottobre, data di inizio del Seminario di “Il Lavoro Psicoanalitico”, che coltiva un appuntamento avente come meta la guarigione dalla fissazione o in-puntamento a un punto:
la frase di un guarito non ha più “il punto”, come un guarito dall’AIDS non ha più il virus HIV].

La frase iniziata nel titolo termina in:
che ti amo” (canzone di Daniele Stefani, 2005):
con quel che segue: squallore, persecuzione, sadismo, stupro, idealmente con omicidio finale:
antitesi a ogni significato della parola “amore” posto che ne abbia uno,
con proclama di non imputabilità (“sono così”):
una ragazza che ricevesse questo messaggio farebbe bene a chiamare la Polizia:
questa canzone ci starebbe nella colonna sonora di un film di Dario Argento.

Questa espressione, “Il punto è …”, mi è caduta in testa a quindici anni, e ha contribuito al mal-essere della mia adol-essenza (vedi i due articoli precedenti):
all’epoca, a mio favore giocava solo un indeterminato fastidio che ne provavo:
ma ci sono voluti anni per venirne a capo, fino a lasciarla cadere da testa e linguaggio come la loro zizzania.

Quella piccola applicazione tecnica della rett-itudine del pensiero che chiamiamo “psicoanalisi”, parte dal principio, non di cominciare, ma di ri-cominciare dalla caduta di “il punto”, invitando a dire qualsiasi cosa passi per la mente, senza impuntarsi mai:
si tratterà poi di sapere se un’analisi terminerà temporalmente con l’assunzione del principio.

Come analista è una frase che non lascio più passare, al pari di “sono fatto così”, che significa de-imputazione preliminare, seria licenza di uccidere, “in vino veritas”:
c’è verità solo nell’imputazione del merito.

Il punto “ti amo”, non meno che “tu sei”, non significa altro che in-puntamento, quello del fucile puntato in un punto, con conseguenze letali:
Lacan lo appuntava nella quasi omofonia di tu es e tuer.

A “il Punto” non importa di che punto si tratti, ogni punto può tenere il posto di “il”:
coniugazione senza coniugio del massimo assolutismo con il massimo relativismo:
dunque prudenza con i patiti di Assoluto o legibus solutus, illegalità pura.

L’Assoluto del punto, “ti amo” o “tu sei”, punterebbe anche “Dio”, e d’altronde la stagione di caccia teologica è aperta da tempo:
Freud ha segnalato il parricidio, o l’antieconomia.

“Il punto” designa la patologia come quella bacillo-Cultura non clinica che si ex-prime nelle patologie cliniche:
ma in queste il malato, intendo malato di queste, si difende ancora un po’ (poco).

Da non molto tempo ho cessato di pensare che in termini religiosi “il punto” sia il monoteismo (che comunque non trova soluzione nel politeismo):
invece anche il monoteismo ha tutto da perdere dal monopuntismo, o dall’Uno.

Trovo stimabile il cristianesimo, fede o non fede, per avere proposto di ricominciare a contare neppure da due bensì da tre (almeno: da sviluppare):
non dalla massa o gruppo, il monopuntismo della Storia.

“Il punto”, o centro del “mondo che mi circonda”, è la paranoia:
nella storia della Scienza un po’ di guarigione è iniziata da Copernico (non da Galileo), per avere appuntato che nessun corpo celeste “gira” (ecco “il punto”), poco importa quale “intorno” a quale altro, perché la legge del suo moto ha non un punto bensì due (almeno).

“Il punto” fa il pensiero non esteso:
Cartesio resta … puntuale, il pensiero è ancora pensato come geometria senza estensione:
Pascal ci metterà poi una toppa peggiore del buco, colmando questo con il “cuore”, grande cuore! (oggi le “emozioni”).

Da quasi sempre segnalo il punto detto “sessualità” o monosessualità:
presto vorrei parlare del punto nell’omosessualità, semplice radicalizzazione del punto nell’eterosessualità (hanno in comune la sessualità, o il punto).

Riprendo l’occhiello iniziale:

1. il regime (giuridico) dell’appuntamento ha due punti (almeno), sorprendenti l’uno per l’altro:
esso è anche regime economico:
in “il punto”, il punto fisico più vicino al punto geometrico è il pidocchio, o la povertà della diseconomia patologica;

2. la guarigione clinica è guarigione da ciò da cui la clinica discende, il Mondo fraseo-logico di “il punto” con le sue cento frasi:
bada, abbi cura, a come parli ossia al primo degli atti:
la questione del linguaggio, o della salus, è di quanti punti è capace una frase.

Milano, 10-18 ottobre 2009

 

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