AMATORIALE DELLA REALTÀ COLLETTIVA

Dichiaro oggi una delle due indicazioni iniziali che ho subito raccolto, incamerato, “capito”, da J. Lacan numerosi anni fa, e che incessantemente mi hanno orientato:
la prima e ingentissima è del 1967 (gli Ecrits sono del 1966), ma la riprenderò un’altra volta.

La seconda è del 1968:
“L’analista si fa guardiano della realtà collettiva, senza neanche averne la competenza” (Scilicet 1, De la psychanalyse dans ses rapports avec la réalité, 1968, p. 59):
è un passaggio che ho iniziato presto a citare.

Grazie a questa sono stato portato, perfezionando un’indicazione generale già di Freud, al collettivo ma de-equivocandolo, ossia secondo la distinzione di questo tra massa(-gruppo) e universo, poi con due distinzioni a proposito di quest’ultimo:
l’universo è giuridico (umano), non fisico (non possiamo pretendere dai fisici che usino bene le parole, non è il loro lavoro come fisici: non sto affatto dicendo che spetta ai linguisti);
tralascio la distinzione tra sociologico e giuridico (Kelsen).

La porzione di frase “Senza neanche averne la competenza”, doveva poi introdurre alla ricognizione di ciò che è competenza, per arrivare al concetto di una competenza legislativa individuale, esistente allo stato di sconfitta ma esistente.

Più di tutto, notevole è il fatto che l’analista è un tale guardiano già mentre siede dietro un divano, senza split, e come condizione per tenere la posizione (la psicoanalisi, dico sempre, è agorafilica):
lo psicoanalista ha da testimoniare che non c’è alcun “passaggio” da fare dal personale al collettivo, e che la necessità logica di un tale passaggio è pato-logica:
il “privato”, l’“interiore”, o il “Simbolico” individualizzato, privatizzato, interiorizzato:
nulla è meno privato del pensiero, come ben si vede quando prende il potere, il che succede troppo spesso per i pensieri peggiori:
tutto sta a distinguere tra potere, verbo, con la minuscola, e Potere, sostantivo,  con la maiuscola.

Quando non siede dietro un divano, non deve più definirsi “psicoanalista”, ma soltanto curatore amatoriale del pensiero di cui la psicoanalisi è una derivazione:
è una delle mie conclusioni di questi anni.

Poscritto

La parola “amatoriale” mi è venuta di getto:
osservandola, penso che la terrò:
ci sono “cose” la cura delle quali può solo essere amatoriale, non professionale:
Mozart, superprofessionista della musica, aveva con questa una relazione amatoriale:
del resto l’amore, se è, è amatoriale
(scoperta questa parola, l’ho posta nel titolo di questo articolo).

Milano, 29 ottobre 2009

 

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