IN ATTESA DELLO STATUTO DELLA “SOCIETÀ AMICI DEL PENSIERO”

La sua pubblicazione è imminente.

Una tale Società differisce da una Società di Amici dell’infanzia abbandonata, solo in questo:
il pensiero è gettato nell’abbandono, malamente gettato, fin dall’infanzia, poi incessantemente.

C’è dolo in questo.

La Società più democratica e più benintenzionata ai “Diritti umani”, è priva di ogni forma di una tale Amicizia:
lo osservava già Freud ironicamente a proposito della libertà di espressione – parlare, scrivere – nella “libera e magnanima Inghilterra”.

Non si tratta né di rimproverarlo alla Società come un dolo di questa (e Freud non lo rimproverava all’Inghilterra), né di fare “ancora uno sforzo” (de Sade) di riforma:
il difetto è costituzionale, si tratta di incompetenza nelle migliori Società come nelle peggiori.

La via da battere è quella di una Società supplementare
– del resto la soddisfazione è nel supplemento non nel complemento, che è quello della “pancia piena” materialmente o spiritualmente -,
qui chiamata “Società Amici del pensiero”.

Questa trova il suo antecedente in Freud come il primo Amico moderno del pensiero come tale:
un Amico che come tale si fa ospite derivato da ciò di cui è Amico,
e in quella modesta applicazione di questa Amicizia che è stata chiamata “psicoanalisi”.

Fuori dall’Amicizia per il pensiero, che riconosce l’Amicizia del pensiero, dovrebbe arrossire ogni pretesa di amore, di intelligenza, di conoscenza.

Milano, 01 settembre 2009

 

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