NON STIAMO TRA SOCCCIALISMO E LIBBBERISMO

[Errata corrige. Nell’articolo di sabato-domenica 11-12 luglio u.s., “Son contento di morire …”, ho scritto “destra” invece di “sinistra” e “sinistra” invece di “destra”: lo riconosco come lapsus di cuore tendente a salvare il reo.]

Rincaro l’articolo di ieri, “A Obama: Yes, you can”.

La salute psichica (o di pensiero) si deduce dalla correzione, anzitutto linguistica:
per prima quella consistente nella caduta di certe parole o espressioni:
tra le espressioni ci sono “che angoscia!”, “trasudava angoscia da tutti i pori!”, “ho fatto un sogno d’angoscia!”:
non esistono sogni d’angoscia, perché questa sorge poi come minaccia rivolta al pensiero, quello di avere osato pensare il pensiero del sogno:
tra le peggiori espressioni pongo quelle che concedono che l’innamoramento sia amore;
tra le parole, pongo prima “grande”, poi “esprimere”, e, per gli amatori del “grande” e dell’“espressione”, la parola “mistero”:
non biasimo nessuna parola, ma ognuna va usata con esattezza, tanto più nell’uso metaforico:
la metafora come eccezione conferma la regola altrimenti è persa come metafora con passaggio al delirio:
e allora viva le eccezioni, la vita come eccezione.

Abbiamo appena costatato che i “Grandi” (G8 a L’Aquila), le cose “grandi” che fanno sono piccole se misurate secondo le nostre vite quotidiane, tanto più piccole nel loro effetto ritardato (“campa cavallo …!”):
la macropolitica è sempre sospetta di essere micropolitica quando non robetta.

Se non è così, non è perché i Grandi fanno cose grandi, ma solo perché i Grandi assicurano, bene o male e per lo più senza saperlo, che il legame sociale di ognuno con tutti tenga:
e questo è un bene, il solo “bene comune” (alcuni lo chiamano “governabilità”):
conviene essere tolleranti con i “Grandi”, perfino leali indipendentemente dal loro merito.

I “Grandi” di politica ne possono fare poca, giusto-giusto, quella che ci vuole appena.

Ciò è vero anche quando prendono il governo dell’economia:
l’alternativa non è affatto, né mai è stata, tra socialismo e liberismo, ecco tutto:
come minimo, tutto un secolo.

La politica è ciò che ognuno fa nell’ambito del permesso, ossia di ciò che non è ufficialmente proibito:
il concetto (giuridico) di permesso è pubblicistico, non privatistico.

É ciò che dicevo vent’anni fa dicendo che “la vita psichica è una vita giuridica”:
ho ricavato questa frase da Freud anche se sono io che l’ho introdotta.

Per finire:
essere un “Grande” o un “Potente” dev’essere perfino avvilente:
e non sto cavalcando il torbido mistificatorio argomento “poveri ricchi!”

Milano, 14 luglio 2009

 

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